Hirosawa Sensei e l’Aikido di Iwama

Hirosawa in compagnia del Fondatore e della moglie Hatsu

Fra meno di tre mesi avremo la possibilità di praticare con Hideo Hirosawa, che verrà in Italia per tenere un seminario a Roma il 25 e 26 Febbraio prossimi. Sarà una imperdibile occasione per lavorare da vicino con un diretto allievo di O’Sensei il cui approccio all’Aikido ha da tempo trasceso la mera pratica tecnica dell’arte, per ricercare le sue radici filosofiche e psicologiche più profonde

di AMIR REZA NAJJARI GARCIA

Hideo Hirosawa è stato l’ultimo allievo del fondatore dell’aikidō. Nacque nel mese di maggio del 1937 a Kawauchi-cho Inashiki-gun (prefettura di Ibaraki), secondogenito di Tatsu Hirosawa.
La famiglia Hirosawa ha trasmesso di generazione in generazione la scuola Sekiguchi ryū, famosa per aver servito varie famiglie di samurai durante la restaurazione Meiji ed aver creato una nuova era in Giappone. Di fatto, Hirosawa sensei possiede il diploma (Menkyo) di questa scuola in un emakimono (manoscritto in forma di rotolo cartaceo), ricevuto direttamente da suo nonno, Ennosuke Hirosawa, e dal suo bisnonno, Shoshin Hirosawa.
Hirosawa sensei si è diplomato nel dipartimento di agricoltura della Scuola Superiore di Sahara Daiichi, e fu allora, durante questi anni di studio, che apprese karate e kendō.
Dopo il diploma entrò nel dōjō di Ryugasaki ed iniziò a ricevere lezioni dal maestro Morihiro Saitō fino ad ottenere il grado di primo dan all’età di vent’anni. A quel tempo, il maestro Morihiro Saitō era già il responsabile del dōjō di Iwama dove risiedeva il fondatore dell’aikidō, Morihei Ueshiba.
Compiuti i ventidue anni di età, il maestro Morihiro Saitō lo presentò al fondatore, Morihei Ueshiba (O-Sensei) che lo accolse nella sua casa come uchideshi (“allievo interno”) per un periodo di due anni e successivamente per altri quattro anni come sotodeshi (“allievo esterno”), fino alla morte di O-Sensei.
Dall’aprile del 1969, data in cui muore il fondatore Morihei Ueshiba, Hirosawa sensei continua la sua pratica con il maestro Morihiro Saitō nel  dōjō di Iwama, nella prefettura di Ibaraki, fino a divenire shihan del  dōjō, dove in numerose occasioni sostituiva lo stesso Saitō sensei come dōjō-chō quando questi doveva assentarsi durante i suoi viaggi.

Un ritratto di Hirosawa

Nel 2001 Saitō sensei muore ed Hirosawa continua per alcuni anni il suo allenamento (come già faceva) e ritiro spirituale sul monte Atago, conosciuto come “Yamagomori”, al fine di pulire definitivamente la sua tecnica interiore.
Attualmente Hirosawa sensei, nella prefettura di Ibaraki, impartisce lezioni nei dōjō di Mito, Ishioka, Ryugasaki e all’Università di Economia di Ryutsu, oltre a dirigere diversi seminari. Quest’anno i suoi insegnamenti ed esibizioni hanno risvegliato l’interesse dello stesso Moriteru Ueshiba, nipote di O-Sensei ed attuale responsabile dell’aikidō mondiale.
Hirosawa sensei è stato l’unico  uchideshi (“allievo interno”) che ha vissuto con il fondatore e si è preso cura di lui e di sua moglie Hatsu san giorno dopo giorno durante gli ultimi anni di vita di O-Sensei. Anche quando era sotodeshi (“allievo esterno”), gli serviva il cibo, gli massaggiava la schiena o gli lavorava il campo. Furono anni molto duri con allenamenti molto speciali, attraverso i quali ricevette direttamente tutte le conoscenze necessarie a comprendere l’aikidō così come il fondatore lo aveva concepito realmente nei suoi ultimi anni di vita (Bannen aikidō).
In questo modo ebbe la possibilità di fondere insieme i  principi spirituali ed unici che aveva appreso dal fondatore con la tecnica originale di Iwama impartita da Saitō sensei e che quest’ultimo aveva codificato così attentamente sotto la vigile tutela di O-Sensei.
“Essere uno con l’universo ed avere una mente ed un anima totalmente pure per poter trasmettere un messaggio di pace al resto dell’umanità”. Questa la missione che il fondatore dell’aikidō assegnò a questo sorridente uomo di 72 anni prima di morire. O-Sensei l’aveva scelto come unico allievo a cui aveva fatto dono di queste conoscenze spirituali in quanto, secondo il fondatore, Hirosawa sensei era l’unico che credeva veramente e con purezza ai Kami. Per questo Hirosawa sensei dovette peregrinare per le montagne di Iwama, luogo di residenza di entrambi, ed altri luoghi per più di 17 anni. Appartato il più delle volte dal resto della gente normale, giorno dopo giorno e trovandosi in quasi due occasioni ad un passo dalla morte a causa dello stress e dell’energia accumulata, Hirosawa sensei ottenne in fine di pulire quello che il suo maestro gli aveva insegnato, purificare la sua mente ed il suo spirito totalmente e raggiungere il satori o illuminazione celestiale sulle montagne.
Molti sono i concetti che include l’aikidō insegnato da Hirosawa sensei. In quest’articolo affronteremo solo una parte di questi come introduzione, affrontandone altri nei prossimi articoli.

RESPIRAZIONE KOKYU

È il concetto principale ed essenziale di tutte le tecniche. Quando il nostro “avversario” viene verso di noi realizza un movimento di espirazione. Per questo è fondamentale capire che espirare durante un attacco implica che l’“avversario” estrae l’energia dal suo centro verso l’esterno e avanza con una forza centrifuga. Se anche noi espiriamo contro questa forza urteremo l’uno contro l’altro; per questo dobbiamo inspirare giusto nel momento in cui egli espira. In questo modo otteniamo che l’“avversario” perda il suo centro grazie alla forza centripeta che generiamo.

Hirosawa Hideo, shihonage con Amir Reza Najjari García

“INSPIRARE PER UNIRE ED ESPIRARE PER GUIDARE”

Nell’applicare la tecnica, quando ci immobilizzano in una situazione statica (kihon), dobbiamo inspirare in modo tale che il nostro centro rimanga attaccato a quello dell’altra persona ed espirare completamente quando andremo ad eseguire il movimento e guidare il compagno fin dove vogliamo. Nel liberare tutto l’ossigeno dal nostro corpo, otteniamo che l’altra persona perda il suo centro e quindi il punto d’appoggio che stava utilizzando e che cada molto più facilmente.
Nel momento di applicare la tecnica in movimento (ki no nagare), dobbiamo espirare giusto un istante prima che il nostro compagno ci afferri o tocchi per guidare il suo movimento.
Tutto questo attraverso la respirazione addominale (hara)

SPIRALE RASEN

Oltre a prestare un’attenzione minuziosa  agli angoli ed ai piccoli movimenti impliciti nella tecnica, tutti i movimenti devono includere (dai più grandi ai più piccoli) la figura della spirale.
In generale si dice che l’aikidō è l’uso del principio del cerchio, ma un movimento circolare nel quale uno pone se stesso al centro può solo raggiungere lo stato di forza centrifuga. Inoltre, il corpo umano può sopportare questa forza solo fino a un certo limite.
Catturato da un movimento circolare, il nostro “avversario” sarà bilanciato all’esterno dal nostro centro quando lo afferriamo, proiettiamo o spingiamo. Se utilizziamo la minima forza per proiettare o tirare, daremo al nostro “avversario” la coscienza per spingerci di nuovo, visto che gli avremo dato un fulcro per mantenere il suo centro o punto di equilibrio. Per tanto, abbiamo bisogno di non dargli la coscienza che gli permetta di resistere e fargli perdere il suo centro, il che implica una forza centripeta. Un movimento centripeto necessita una rotazione, ma è una spirale, non un cerchio. Dalle dita dei piedi, passando per le ginocchia, anche, braccia, fino alle dita della mano, quando tutti sono connessi per un movimento a spirale, allora ci si converte in una sfera e la forza centripeta entra in azione.

ESSERE UNA “SFERA”

Il più grande segreto dell’aikidō è fare aiki e divenire uno con l’“avversario”. Unirsi con il ki del nostro “avversario” non è fare aiki. Per fare aiki dobbiamo unirci con il ki del cielo e della terra, assorbirlo e introdurlo nel corpo del nostro “avversario”. Quando uniamo il nostro centro con quello del cielo e della terra, il nostro avversario si converte in una sua parte, vale a dire dell’universo, e ormai non potrà fare assolutamente niente.
Il momento in cui ti converti nel centro dell’universo è il momento in cui diventi una sfera.
Pertanto, le tecniche di aikidō non devono utilizzare un movimento circolare, ma dobbiamo convertirci in una sfera attraverso la forza centripeta suddetta e attirare, non solo il corpo fisico, ma anche la mente dell’avversario, sia dove sia, attraverso questa totale connessione. Con questo obiettivo ed in modo costante devono essere praticate tutte le tecniche di aikidō.

Hirosawa Hideo presso il tempio Hattori Jingu

“WARE UCHUU DESU”

Aikidō consiste nel sintonizzarsi con il ritmo dell’universo attraverso uno spirito di non competizione”.
“Questo è il segreto per avvicinarsi sempre più al centro dell’universo ed intendere la frase che tanto ripeteva il fondatore nei suoi ultimi anni “Ware uchuu desu”, “io sono l’universo”.

Hideo Hirosawa Shihan

Articolo redatto da Amir Reza Najjari García, 2° dan Iwama ryu/Takemusu Aikido – 2° dan Aikikai

Traduzione dallo spagnolo all’italiano di Walter Ippoliti Copyright © 2011

Tratto da Bushido, Anno I – n. 2, Novembre-Dicembre 2009

Informazioni sul seminario di Hideo Hirosawa a Roma del 25-26 Febbraio 2012 verranno presto rese disponibili su questo sito. L’evento è organizzato da Angelo Armano in collaborazione con il Morihei Ueshiba dojo e con il patrocinio di Aikido Italia Network

Versione Originale Copyright Amir Reza Najjari García © 2009-2011
Si ringrazia l’autore e l’editore per la gentile concessione alla riproduzione in lingua italiana 

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