Intervista a Hitohira Saito – Parte 2

Hitohira Saito: Taijutsu Kinonagare (Modena 2011)

Lungamente attesa, arriva la seconda parte dell’intervista a Hitohira Saito Sensei, nella quale si tratta del rapporto speciale fra i due Saito, padre e figlio, della scissione tra Dento Iwama Ryu e Aikikai Foundation, ma anche dello strano destino del Bukiwaza del Fondatore

di SIMONE CHIERCHINI

Version Francaise

Version Francaise

CHIERCHINI
La prossima domanda riguarda il rapporto fra Morihiro e Hitohira, sia come padre e figlio, che come maestro e allievo, un rapporto ovviamente molto speciale.

SAITO
Nel dojo non mi sono mai rivolto a mio padre come “papa’”, l’ho sempre chiamato “sensei”, come tutti gli altri. Lui, a sua volta, nel dojo non mi ha mai trattato da figlio, ero esattamente come tutti gli altri, cioè un allievo tra gli allievi. Quando ero una cintura bianca, facevo le pulizie come tutti gli altri, non avevo nessun privilegio. D’altra parte, in casa non ho mai fatto domande su questioni concernenti il dojo o sulle tecniche, a casa non si parlava mai di waza; al massimo mio padre mi diceva che c’era da tagliare l’erba attorno al tempio o che bisognava fare qualche lavoro di manutenzione. Nel dojo quindi avevamo un tipo di rapporto, che era quello tra maestro e allievo, e in casa un altro, quello familiare.

CHIERCHINI
Arriviamo adesso ad una questione un po’ spinosa: la sua rottura con l’Aikikai Foundation e la nascita della sua nuova associazione, l’Iwama Shin-Shin Aiki Shuren-kai. A proposito di questi eventi sono state dette tante cose, ma io penso che la cosa più corretta sia chiedere a lei, direttamente, la sua versione dei fatti.

SAITO
O’Sensei, quando si ammalò ed era in punto di morte, convocò mio padre, giunse le mani e gli disse: “Saito san, per favore prenditi cura del dojo e dell’Aiki Jinja”. Per questa ragione mio padre rimase all’interno dell’Aikikai e si è preso cura delle cose come gli aveva richiesto O’Sensei.

Morihiro saito di fronte all'Aiki Jinja Originale (1948)

Contemporaneamente, oltre a mantenere il dojo e il tempio, mio padre ha insegnato le tecniche di Buki-waza a schiere di aikidoka, conferendo loro una certificazione. In vita, mio padre aveva ricevuto uno speciale compito e un titolo per rappresentarlo, cioè quello di Tutore dell’Aiki Jinja. Dopo la morte di mio padre, l’Aikikai mi chiese di non usare più questo titolo e di non conferire piu’ i diplomi di Buki-Waza. Io accettai, ma dissi che avevo una richiesta: che l’Aikikai pubblicasse sul suo periodico Aiki Shinbun una dichiarazione con la quale l’Aikikai Foundation si impegnava a tutelare l’Aikido come si era sviluppato a Iwama, riconoscendone la differenza rispetto a quello praticato a Tokyo. Se avessero esaudito questa mia richiesta, non mi avrebbero messo in difficoltà con le persone che avevano ricevuto una certificazione da mio padre, quasi tutti aikidoka residenti all’estero. Questo favore, tuttavia, l’Aikikai Foundation non me lo concesse.
Per la famiglia Saito l’essere stata investita da O’Sensei del titolo di protettori dell’Aiki Jinja era stato un onore molto importante: questo era un titolo di cui andavamo fieri.
E’ vero, all’interno dell’Aikikai l’Aikido di Iwama è diverso. Io volevo tutelare e difendere questa cosa, ma non e’ stato possibile, perche’ l’Aikikai non ha voluto riconoscerla. Io sono l’anima, l’erede di queste due persone che sono venute prima di me, ossia O’Sensei e mio padre Morihiro che è stato vicino al Fondatore tutta la vita e da lui ha ricevuto il compito di tutelare il dojo e l’Aiki Jinja. Io sono la persona che ha raccolto questa eredita’.
Ancora oggi noi siamo grati e viviamo la presenza di O’Sensei con grande rispetto. L’Aikikai e’ composta di tantissime persone diverse e la viviamo in un altro modo, non sono per noi la stessa cosa. Cosi’ mi sono scusato con Moriteru Ueshiba sensei e ho detto che in futuro avremmo fatto da soli. Questo e’ il quadro completo della questione.

CHIERCHINI
Collegandoci a quest’ultimo argomento, ve ne e’ un altro che direttamente connesso, ossia i suoi rapporti con gli altri insegnanti occidentali che si rifanno alla stessa tradizione e quindi la diatriba rispetto alla corretta trasmissione dell’eredita’ di Iwama in Italia e nel resto del mondo.

SAITO
Gia’ all’epoca di O’Sensei in verita’ c’erano diverse correnti, basti ricordare Tomiki, Yoshinkan, Ki no Kenkyukai, o Mochizuki Sensei. Molte persone vennero a Iwama a imparare Buki Waza e Tai Jutsu, e dopo si sono impegnate e hanno fatto del loro meglio per trasmettere in altri luoghi queste tecniche. Quando un albero cresce, poi spuntano i rami. Io non mi sento di dire che questo o quello non e’ Iwama Ryu; io stesso sono uscito dall’Aikikai, quindi non mi pronuncio.

CHIERCHINI
Domanda di riserva, che poi ci riportera’ sullo stesso argomento. Io sono di scuola Aikikai Hombu Dojo, attraverso l’Aikikai d’Italia, e i miei rapporti con l’Iwama Ryu sono recenti. Devo dire che sono molto arrabbiato e che mi sento anche un po’ truffato, in un certo senso: perche’ l’Aikikai non insegna Kihon e Buki Waza di Iwama Ryu?

SAITO

Il Fondatore e Morihiro Saito pronti per il Bukiwaza nei campi di Iwama

Prima dell’ultima guerra mondiale O’Sensei non aveva ancora codificato il sistema con cui trasmettere le sue tecniche. Dopo la guerra mio padre era l’unico che stava con lui tutto il giorno e con lui praticava jo, ken e yari. Gli altri allievi venivano a praticare alla sera, mentre i vecchi allievi di O’Sensei – che viveano a Tokyo – stavano una giornata e poi se ne andavano via.  Il fatto che queste tecniche dopo la guerra non siano state trasmesse a molti è dovuto anche a questi motivi contingenti. Nessun maestro dell’Hombu Dojo ha potuto praticare le tecniche di Iwama come mio padre.
Tuttavia, devo dire che quando O’Sensei andava a insegnare all’Hombu Dojo prendeva la spada e diceva a qualcuno: “Attaccami” e mostrava delle tecniche. Dimostrava delle tecniche, ma poi non faceva usare il bokken a tutti e gliele faceva provare. Quando vedeva che gli allievi dell’Hombu Dojo prendevano il bokken ed eseguivano delle tecniche, tecniche che lui non aveva mai spiegato, diceva: “Siete pazzi! Chi ve l’ha detto di fare questo? Chi vi ha detto di fare così? “ e si arrabbiava moltissimo.
Il Fondatore era molto fiero del proprio pensiero e quindi non tollerava che qualcun altro lo “reinterpretasse”.
(Mostrando alcune pagine del manuale Budo di Morihei Ueshiba del 1935, NdR ) Qui c’e’ scritto che lui pretendeva che nel suo dojo si facesse solo Aikido e non Iaido o quant’altro. Se è un dojo di Aikido, fai solo aikido, se vuoi fare Iaido, te ne vai presso un dojo di Iaido.
Se vedeva qualcuno all’Hombu Dojo con un bokken in mano gli diceva: “Se tu non sei mai stato ad Iwama, perché allora fai bokken?”
Così, forse, gli allievi dell’Hombu Dojo, fraintendo le sue intenzioni, pensarono che li’ fosse vietato toccare il bokken, visto che O’ Sensei si arrabbiava se vedeva una cosa del genere. La sua idea invece era che chi voleva fare Iaido dovesse andarsene a farlo in un dojo di Iaido, o Jodo in un dojo di Muso ryu, ecc.
L’Aikido non è altro che la pratica dei Samurai, ma se ci si allena senza usare la spada, allora decisamente non e’ l’allenamento dei Samurai! Secondo alcuni le armi devono essere solo praticate da un certo livello in poi, mentre secondo noi no. Tutto deve essere praticato contemporaneamente, Taijutsu e Bukiwaza. Quelli che non sono d’accordo dovrebbero lamentarsi con O’Sensei… Per essere dei Samurai bisognava imparare ad andare a cavallo, impugnare la lancia, scoccare una freccia, maneggiare una spada… è ovvio, no? Cavalcare e fare tiro con l’arco richiede degli spazi molto ampi, e inoltre mantenere un cavallo è molto costoso; invece usare bastone e spada è possibile, perché questo si può fare ovunque: ecco perché si usano. Tutti possono lavorare con le armi fin dall’inizio, perché O’Sensei ha intrecciato le tecniche di Taijutsu con quelle di Bukiwaza, questa e’ la caratteristica del suo lavoro.
Siccome tutti possono farlo, anche l’Aikikai potrebbe sempre farlo. Io sono disposto ad aiutare; se lo vogliono fare, io sono qua.

CHIERCHINI

O'Sensei pratica ken suburi all'aperto

Per capire e puntualizzare meglio: gli shihan di estrazione diversa dall’Iwama ryu, che sono stati inviati ad insegnare in giro per il mondo negli ultimi 40-50 anni, hanno proposto il loro Bukiwaza, che non ha nulla a che vedere con quello di O’Sensei.

SAITO
Tra gli shihan di stile Aikikai alcuni hanno appreso le loro tecniche di Bukiwaza da mio padre, anche se io non ho visto molti maestri venirlo a trovare a Iwama. Il maestro Kobayashi si, anche se poi ho visto che faceva cose un po’ diverse.

CHIERCHINI
Qual è la sua posizione, maestro, rispetto alla dicotomia tra tradizione e innovazione nell’Aikido? E’ giusto e corretto conservare l’Aikido come formulato dal Fondatore, ma è anche giusto e corretto continuare ad evolverlo, oppure bisogna solo mantenere la tradizione?

SAITO
Penso che l’innovazione sia inevitabile, perché proprio O’Sensei ha usato l’espressione Takemusu Aiki, ossia le tecniche nascono e poi si moltiplicano spontaneamente. Pertanto se dieci persone apprendono da un maestro, visto che le persone non sono tutte uguali, è inevitabile che avremo dieci risultati lievemente diversi. Il fatto che nel tempo le cose cambiano io ritengo che sia un fatto inevitabile.

CHIERCHINI
Vorrei concludere con un messaggio di speranza, di incoraggiamento da parte sua nei confronti di chi sta cominciando il cammino dell’Aikido adesso: i nostri principianti.

SAITO
In Giappone da secoli c’e’ questo atteggiamento: quando uno vuole apprendere una cosa, qualunque cosa sia, da un maestro, non è che si precipita a fare questa attività nel primo luogo che incontra. Prima c’e’ una fase di studio, preparatoria. Se io sono interessato al tiro con l’arco, se voglio fare Kyudo, io mi guarderò intorno, oppure chiederò ad altri, mi informerò, in sostanza, per vedere di andare nel luogo migliore, dal maestro che e’ ritenuto tale.
Questo deve essere l’atteggiamento di fondo di chi si avvicina ad un’arte marziale. Quindi io consiglio, come detto poc’anzi, di visitare più dojo per vedere quale sia l’Aikido più adatto alla persona e quindi scegliere di conseguenza. Per venire all’Aikido in modo più specifico, esso è un’attività non solo fisica ma possiede anche un altissimo livello spirituale grazie al Fondatore O’Sensei Ueshiba. Io penso che sia una bellissima attività da intraprendere, e attraente per un principiante.
Le arti marziali non sono né sport né divertimento. Di fianco c’e’ sempre la morte, che è il concetto alla base della scelta che anticamente in Giappone si faceva quando si decideva di apprendere un’arte marziale. Bisogna avere sempre questa consapevolezza. (Non è una cosa da frequentare con leggerezza, è una cosa seria NdT). Non è un’attività solamente fisica o corporea: quando si pratica avendo sempre presente che abbiamo accanto la morte, l’arte marziale diviene un’attività dell’anima. Una volta compreso questo, benvenuti, per favore iniziate a fare Aikido.

Spiegazioni di Hitohira Saito al suo intervistatore

CHIERCHINI
Sensei vorrei ringraziarla tantissimo per il tempo e l’attenzione che ci ha concesso. La ringrazio inoltre a nome della comunità dell’aikido italiano in generale, a prescindere dalle federazioni, dai maestri, dagli stili. Spero che il suo insegnamento possa trovare lo spazio che merita qui da noi.

SAITO
Arigato gozaimashita.

Si ringrazia l’interprete Giancarlo Giovannelli per la preziosa assistenza durante l’intervista e Carlo Cocorullo per l’utile lavoro di redazione

Leggi la Prima Parte dell’intervista

Guarda lo Slideshow H. Saito International Koshukai in Modena (Italy), June 2011

Copyright Simone Chierchini ©2011Simone Chierchini
Per le norme relative alla riproduzione consultare
https://simonechierchini.wordpress.com/copyright/

Annunci

7 thoughts on “Intervista a Hitohira Saito – Parte 2

  1. Pingback: Intervista a Hitohira Saito – Parte 1 « Aikido Italia Network

  2. Pingback: Intervista a Hitohira Saito – Parte 2 | Aikido: Interviste ai Maestri | Scoop.it

  3. Pingback: [IT] Intervista a Hitohira Saito – Parte 2 | SAITO Hitohira Sensei - hotnews - Seminars | Scoop.it

  4. Pingback: Interview avec Hitohira Saito – Deuxième partie Partie « Aikido Italia Network

  5. Pingback: 2011 AIN Top 20: Buona Lettura « Aikido Italia Network

  6. Pingback: Entrevista con Hitohira Saito – Parte 2 « Aikido Italia Network

  7. Pingback: 2011 AIN Top 20: Buone Letture Estive! « Aikido Italia Network

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...