Quaderni Zanshin: Mushotoku

Mushotoku

Mushotoku nelle arti marziali: Ars Gratia Artis

Mushotoku: “Senza profitto personale”
Senza avidità, desiderio, attaccamento, odio o rancore.

Se non pensiamo che al solo risultato, che al frutto, con la nostra coscienza personale non possiamo concentrarci né lasciar manifestare pienamente la nostra energia.
Se si produce solamente lo sforzo, allora, il più grande frutto apparirà inconsciamente, naturalmente.”
(Taisen Deshimaru Roshi)

Nelle Arti Marziali è la stessa cosa: studiando una tecnica, infatti, è indispensabile concentrarsi esattamente ed esclusivamente sul qui ed ora, sulla tecnica (waza), e non sul fatto di dover soggiogare il nostro compagno ad ogni costo.
Colpire o atterrare il nostro compagno è una conseguenza della tecnica, e non lo scopo. Lo scopo della tecnica è la tecnica stessa. Infatti, se nell’eseguire una qualsiasi tecnica si ha come obiettivo primario quello di vincere sul nostro compagno, inevitabilmente non si è concentrati sui punti fondamentali della tecnica; viceversa, ponendo l’attenzione solo sulla tecnica, colpirlo o atterrarlo non sarà che una naturale conseguenza.
Quindi, praticando lʼArte Marziale, l’atteggiamento mentale da assumere è quello che nello zen è detto mushotoku, cioè “lo spirito del non profitto”: liberarsi dal passato (paura del fallimento) e dal futuro (attaccamento al risultato) e vivere pienamente, qui ed ora, il presente.
Attraverso la pratica mushotoku, a poco a poco, si impara a non perdere di vista il presente e a porre la massima attenzione ad ogni piccolo gesto, assaporando il gusto di quello che si sta facendo. Una delle debolezze della nostra cultura è il “fare per…”: qualsiasi cosa noi facciamo, la facciamo per un motivo, per uno scopo. In questo modo, però, capita spesso di perdere di vista quello che stiamo facendo, protèsi come siamo verso il traguardo finale, verso il risultato. Se, alla fine, questo risultato non dovesse, per i più disparati motivi, arrivare, nascono inevitabili frustrazioni.
Modificare questo atteggiamento mentale non è sicuramente facile, ma è assolutamente necessario per praticare la propria Arte Marziale in modo vero.
Attraverso la pratica mushotoku, a poco a poco, si impara a non perdere di vista il presente e a porre la massima attenzione ad ogni piccolo gesto, assaporando il gusto di quello che si sta facendo. Ed ecco che, allora, la pratica
assume tutto un altro significato rispetto alle concezioni abituali, lontano dal “fare per…”: non si fa per vincere qualche medaglia o per imparare a difendersi, ma solo per il gusto di fare dellʼArte, così, senza scopo.

Fonti: Kenshinkan.it, Zanshin Dojo

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Il sito di Andrea Re e’ http://www.zanshin-dojo.it/

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2 thoughts on “Quaderni Zanshin: Mushotoku

  1. “concentrarsi esattamente ed esclusivamente sul qui ed ora”
    Il qui ed ora è al di là della tecnica.

    Mi spiego meglio, se consideriamo la tecnica come un insieme di movimenti, non ci può essere il “qui ed ora” contemporaneamente alla tecnica, perché quest’ultima abbraccia un arco temporale, dei particolari da mettere in pratica che si succedono secondo una scansione, prima una cosa, poi l’altra ecc.

    Se cerco di eseguire bene una tecnica non posso essere nello spirito di mushotoku, perché anche in questo caso sto cercando di ottenere un risultato, che poi, a mio parere, non riuscirò ad ottenere pienamente, poiché si impara solo quando si è nel “qui ed ora”.

    E’ come per ascoltare: è facile se si sta in silenzio, più difficile se contemporaneamente parlo, difficilissimo se sto gridando, per cui più è forte il mio desiderio di ottenere qualcosa [che prima non conosco] più è difficile trovarla.

    Diversamente lo spirito giusto della pratica si può esprimere con il “so di non sapere”, che oltre che essere affermazione socratica è anche il costrutto fondamentale del Son coreano [espressione coreana del Chan cinese].

    E come si fa’ allora? Ci viene in aiuto il buon vecchio Tada: “come quando si utilizza un computer, prima si crea il programma, poi, per farlo funzionare, basta premere un tasto, non continuare sempre a programmare”.

    Vedere un insegnante o, meglio ancora, fargli da ukè. Visualizzare bene il tutto. Poi, nell’esecuzione, dimenticare tutto, ed entrare nello spirito di “so di non sapere”. Ed imparare.

    Che poi bisogna avere il coraggio di lasciar andare, se si vuole continuare ad imparare, “impara e dimentica, impara e dimentica”.

    A mio parere dobbiamo avere una forte fiducia nel fatto che quello che pratichiamo è naturale, basato sulla natura. E che noi siamo natura, e quindi, togliendo, eliminando, ognuno di noi ha la possibilità di accedervi.

    Nello Zen si dice necessario “grande dubbio e grande fiducia”, il dubbio per mettere in discussione tutto ciò che sappiamo, la fiducia per guardare nella nostra natura fondamentale che è il qui ed ora.

    In questo senso, davvero, l’allenamento diventa misogi.

  2. Pingback: Mushotoku: “Senza profitto personale” | La Via del Chi

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