Limiti e Opportunità del Principio del Dualismo

"Ragiona prima di fare una cosa!"

Ragionare significa discernere e confrontare informazioni, analizzandole per emettere un giudizio su quello che ci accade. Nonostante cio’ sia essenziale e normale per ogni essere umano, come si puo’ coniugare questo costante “separare” con le Arti che ricercano e predicano l’unificazione dell’individuo con se’ stesso, con gli altri e, in definitiva, con l’Universo?

di MASSIMILIANO GANDOSSI

Fin dall’età prescolare siamo indotti a dare molto valore al ragionamento “ragiona prima di fare una cosa!” “gli animali agiscono di istinto mentre noi esseri umani ragioniamo” e altri anatemi del genere, per carità giustificatissimi nel ruolo del genitore ma altrettanto marcatamente condizionanti per il figlio in crescita.
Così poi ci troviamo da adulti ad essere straordinariamente abituati a ragionare (alcuni hanno dei grossi meccanismi di resistenza che li aiutano a mantenere vivo un forte istinto animale!) e a dare per scontata la nozione che il ragionamento conduca alla scelta migliore.
Poi scopriamo per caso le filosofie orientali e tutto a un tratto questo assioma viene messo in discussione, ribaltato, in alcuni casi ridicolizzato. Vene invece proposto un paradigma diverso in cui l’istinto, ben coltivato ed educato nella sua componente più profonda ad ascoltare, ci conduce nella strada indicata dal nostro sé superiore con tutti i nomi che gli vengono attribuiti dalle diverse correnti.
Viene messa in evidenza la superficialità della nostra componente razionale contrapposta alla profondità dell’anima e dei suoi canali comunicativi. Ci viene insegnato ad unificare mente e corpo nello sviluppo del ki e del suo controllo, a soggiogare (l’etimologia della parola Yoga ha questo significato) i sensi (Indriya) con la parte più alta della mente (brahman), e viene quindi proposto un modello di realizzazione dell’essere umano che ha come mezzo l’unificazione che risolve le varie divisioni e separazioni dei livelli dell’esistenza.

Pensar di fare o fare?

Cos’è invece il ragionamento? In definitiva è l’attività del lobo prefrontale che ha come strumento proprio la separazione e il confronto. In pratica questa parte del nostro encefalo, che è responsabile del ragionamento, è preposta ad individuare una o più differenze nelle informazioni che gli arrivano dagli organi di senso o dalle altre parti del cervello (immagini di memoria etc..) e metterle a confronto per elaborare un giudizio. Quindi la sua attività principale è separare! Abbiamo detto invece che nelle filosofie che sono alla base delle discipline alle quali dedichiamo tanta parte della nostra vita la saggezza ha luogo nell’unificazione. Inoltre se ci pensiamo bene questa stessa dissertazione che sto scrivendo, e che in fondo è un ragionamento, passa proprio attraverso la separazione: identificata una differenza, faccio un confronto: l’unificazione è proprio la via inversa, partire da presupposti non necessariamente coincidenti e trovare un punto comune, sia esso in seika tanden per le attività di mente e corpo, il keiko per persone di lingua e cultura differenti e così via.
Ritengo che sia molto importante tenere a mente questa considerazione, semplice ma essenziale, nelle innumerevoli occasioni in cui si pensa, parla e pianifica lo sviluppo del “proprio” Aikido.
Ragionare e diversificare sono attività che offrono l’occasione di fermarsi a osservare se stessi nel cammino, capire se la strada intrapresa calza coi propri bisogni e aspirazioni, valutare gli effetti di quello che facciamo compatibilmente con il livello di competenza acquisito. Il ragionamento inoltre offre anche una base per la comunicazione e la condivisione delle forme di pensiero con gli altri esseri umani coi quali condividiamo la strada, però, ad un certo punto occorre ricordarsi del limite intrinseco del ragionamento: esso per sua natura conduce alla separazione, e infatti se parliamo con qualcuno e siamo totalmente d’accordo su tutto quel che diciamo la conversazione finirà in breve, oppure continueremo a scavare e ad approfondire per trovare differenze, differenze e ancora differenze, piuttosto costituendoci in “squadra” con l’interlocutore escludendo così’ “gli altri”. Invece il Keiko ci può unire, la pratica non ha bisogno di cercare differenze, ha invece un proprio intrinseco anelito all’unificazione, interna ed esterna e ancora dei due praticanti con l’energia universale.
Opportunità e limiti, ragioniamoci, ma non troppo!

Copyright Massimiliano Gandossi © 2011 
Ogni riproduzione non espressamente autorizzata dall’autore e’ proibita
Il website di Massimiliano Gandossi e’ 
http://www.bushidokai.it/

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