Questioni di Didattica… Questioni di Maestria

"Senza l’aspetto esoterico e simbolico, la pratica dell’Aikido rischia di essere un vaneggiamento..."

La paradossalità con la quale dobbiamo inquadrare l’Aikido, rende praticamente inesauribile il dibattito sui suoi significati e ciò è indice di una ricchezza senza pari. Questa preziosa disciplina offre delle opportunità incredibili a chi voglia praticarla, ma, c’è da chiedersi se e dove sia possibile cogliere queste opportunità

di ANGELO ARMANO 

Come in generale per gli strumenti densi e carichi di simbolismo, non tutti possono farsi carico di sopportare la tensione, che l’inoltrarsi in questa disciplina comporta; il fascino dell’Aikido diviene allora inconscio o frutto di mistificazione e riduzionismi, limitando o addirittura impedendo quella trasformazione interiore, che dello stesso è l’opportunità più grande. Ho già espresso in altri contesti la mia opinione che, senza l’aspetto esoterico e simbolico, la pratica dell’Aikido rischia di essere un vaneggiamento, una perdita di tempo, un far leva su incertezze ontologiche.
Infatti, è mia impressione che, in alcuni casi, invece di contribuire in modo determinante alla costruzione di un baricentro, serva al contrario a creare sudditanza psicologica, dipendenza, insicurezza, a condurre gli allievi in un luogo antitetico a quello che O Sensei voleva additare loro.
Le grandi rivelazioni hanno la caratteristica di venir mistificate dalle generazioni successive, che dicendosi fedeli interpreti dell’ortodossia, svuotano di contenuti la pratica, appropriandosi però dell’etichetta; cristianesimo e zen sono emblematici in proposito. Ricordo come fosse significativa la metafora di un certo Thomas Merton (frate trappista esperto praticante di zen) in un suo libro, ove mostrava come il cuore della spiritualità non sia attingibile dagli “uccelli rapaci”. Non a caso l’io occidentale, quello rivisitato e corretto dall’ io orientale contemporaneo, che da’ appunto lezioni di capitalismo all’occidente, è ben emblematizzato dalle aquile, poste su tanti stemmi di uomini potenti. Anche l’Aikido corre questo rischio.

"Occorre immedesimarsi e vivere nell’Aikido di O Sensei..."

Credo verosimilmente che O Sensei non pensasse all’Aikido come a qualcosa per far carriera in società, ma della lezione dell’Aikido poteva far tesoro chiunque. E’ proprio per il cittadino comune, che l’Aikido deve mostrare i suoi valori, al fine di far migliorare ed evolvere la società con l’esempio, come esplicitamente O Sensei auspicava nei suoi doka; non è sul tatami che vanno più peculiarmente ricercati i benefici evolutivi dell’Aikido, ma quel che dal tatami si attinge di rispetto, lealtà, religiosità, riconoscimento della verità, accuratezza, efficacia e…amore, dovrebbe andare verso la società.
Sembra invece che l’Aikido, in alcuni casi, tenda a chiudersi in se stesso, a creare una società parallela, con tutti i difetti della comunità ufficiale, svalutando anche il beneficio tratto dalla pratica e, per giunta, con una marzialità annacquata.
La domanda fondamentale da porsi è cosa abbia veramente voluto O Sensei, attuando il processo che ha creato l’Aikido. E’ una domanda infinita a cui credo stia lavorando l’attuale Doshu, dopo che il suo predecessore aveva fatto altrettanto, quali punto di riferimento mondiale di tutta la disciplina, senza però escludere altre personalità eminenti, allievi diretti del grande Morihei. Per fare ciò occorre un rigoroso lavoro di ermeneutica.
Se l’ermeneutica è la ricerca delle fonti del sapere, la prima e più importante fonte non può non essere che O Sensei stesso. Forse il divario tra la pregnanza di significati dell’Aikido e certa pratica corrente, può essere localizzato nella personalizzazione che i diversi maestri hanno sovrapposto o sostituito, alla genuina esperienza del fondatore, senza dubbio ardua e adatta a pochi, anche per scopi prima facie non disprezzabili.Qui occorre immediatamente una precisazione, al fine di evitare, per quanto possibile, malintesi.
Ritengo che ognuno che voglia approfondire l’Aikido, per far maturare la sua personalità, inevitabilmente, ad un certo punto, potrà e forse dovrà percorrere esperienze nuove, guidato dalla propria profondità e peculiare individualità. Ma affinchè questo processo, di associazione spontanea in associazione ulteriore, non tagli il rapporto con le radici, scoprendosi inevitabilmente ad un certo punto in qualcos’altro, presumendo di praticare ed eventualmente insegnando, Aikido, occorre assolutamente a mio giudizio, quantomeno per un certo periodo, immedesimarsi e vivere nell’Aikido di O Sensei.
E’ possibile fare ciò? E come?

"La prima e più importante fonte sull'Aikido non può non essere che O Sensei stesso..."

Il recentemente scomparso Morihiro Saito è stato più a lungo vicino a Morihei Ueshiba, di ogni altro allievo. Una ventina d’anni di convivenza e la missione sceltasi, di perpetuare proprio quanto e come insegnato dal grande maestro,costituiscono la garanzia di autenticità, il marchio doc del Takemusu Aikido. Se si vuole un’autentica filologia delle forme dell’Aikido maturo, quello postbellico, non è possibile prescindere da quanto annoverato ed anche sistematizzato da Saito Sensei, con l’esplicita approvazione di Ueshiba. La personalità di Saito Sensei, ha mirato a conservare un patrimonio di forme e di esperienze che, al di là delle nostre più che giustificate immedesimazioni individuali in stili anche molto diversi, dovrebbe costituire una fase di riflessione necessaria per chiunque si accosti all’Aikido. Un volta ricreata e sedimentata quest’ambientazione, ognuno potrebbe, eventualmente, cercare di individuare le sue vocazioni, addirittura innovando o riportando più a fondo la propria recherche filologica, anche alle fonti stesse a cui ha attinto Ueshiba, ma senza mistificare il nucleo originario. In particolare chi scrive, che è e resta un ammiratore del maestro Tada ed estimatore convinto di altri maestri, si è persuaso della necessità di “risciacquare in Arno” le proprie esperienze, tramite un impegnativo confronto con la didattica del Takemusu Aikido.
A questa non del tutto facile determinazione, mi ritrovo invogliato dalla particolare figura di maestro che è Paolo Corallini. Egli scegliendo di essere interprete fedele della didattica tradizionale, si porge con una personalità ricchissima e variegata, ma ben contestualizzata nella figura del bushi o del cavaliere, capace di far risaltare nel cuore del keiko, gli aspetti più esoterici della visione di O Sensei, tramite un continuo richiamo alle sue affermazioni, contenute nei suoi componimenti poetici e dottrinari. Tutto ciò assolutamente non disgiunto da una lucida valorizzazione della cultura madre occidentale, messa a confronto con quella dell’oriente, alla ricerca del tessuto profondo comune, quello capace di elevare l’essere umano in quanto tale.
Voglio aggiungere di essere stato veramente affascinato dal modo di stare sul tatami di Paolo Corallini, di impartire consigli con mitezza e modestia, senza incombere sull’allievo, senza creare soggezioni di sorta, manifestando nel contempo l’intento di salvaguardare l’Aikido originale, perseguito con pignolesca determinazione e consapevolezza del valore dei contenuti (anche culturali ed aneddotici), assolutamente da non disperdere.
Non è affatto cosa da poco, tenuto conto del reale rischio che l’insegnamento originale di O Sensei vada perduto, nel marasma centrifugo delle ambizioni personalistiche, che incontriamo nell’Aikido contemporaneo.
Grazie ad una memoria anche fotografica, a dir poco stupefacente, il maestro Corallini insegna un novero di tecniche, varianti, sia a mani nude che con armi, che ben pochi conoscono, non allo scopo di esibire pezzi rari e antichi da collezione, ma per mantenere in vita quello che in concreto O Sensei faceva, giorno dopo giorno, nella sua pratica in Iwama.

Il Maestro Paolo Corallini mostra il diploma di 7 Dan Aikikai ricevuto da Moriteru Ueshiba

L’insistenza però sulla fedeltà ad un certo tipo di insegnamento, non deve oscurare il tangibile libero spessore spirituale di Paolo Corallini, solo attraverso il quale gli è consentito di mantener vive quelle forme, che nessuna pedissequa copiatura preserverebbe dall’estinzione. Al contrario, la citazione puntuale e significativa della parola di O Sensei, proprio nel mentre esegue con nitidezza ed efficacia quella tecnica, così come l’ha mostrata Lui, preservata e catalogata in un preciso sistema didattico, grazie all’opera di Saito Sensei, fa esprimere a Paolo Corallini un’originalità tutta sua, una forma di maestria difficilmente riproducibile.

Copyright Angelo Armano© 2007-2011
Ogni riproduzione non espressamente autorizzata dall’autore e’ proibita
Pubblicato per la prima volta su
http://www.taai.it/images/stories/Questioni_di_Didattica.pdf

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