Il Mondo di Pasquale Aiello – Parte I

Pasquale Aiello si prepara per l'allenamento all'aperto

Un week-end di inizio estate, una vecchia meravigliosa casa in pietra in mezzo ad un rigoglioso giardino su uno sperone a picco sul mare. Un vecchio maestro di Aikido dal cuore modesto ma puro come l’oro.
Siamo stati una mezza giornata con il Maestro Pasquale Aiello nella sua magica Praiano, abbiamo visitato il suo dojo, condiviso il suo cibo e bevuto il suo vino, mentre parlavamo di Aikido e delle cose della vita. Una esperienza inebriante, tanto forte come i sapori, gli odori e i colori che animano il suo sistema/vita

di SIMONE CHIERCHINI

CHIERCHINI
Siamo ospiti del Maestro Pasquale Aiello nel suo piccolo meraviglioso regno di Praiano, ed e’ di Praiano che vorremmo iniziare a parlare. Cosa rappresenta per lei – come uomo e come aikidoka – questo piccolo angolo di paradiso che e’ riuscito a costruire per se’ e per la sua famiglia?

AIELLO
Io in questo posto ci sono nato, quindi non potrei dire la differenza, perche’ non ho mai cambiato e sono felice di non averlo fatto. Le radici non si sono mai seccate, qui tutto e’ sempre rimasto lo stesso. Qui ci ho passato tutta la vita e qualcuno potrebbe dirmi: “Ma non ti e’ mai venuta voglia di cambiare?”. La mia risposta e’ no, anzi, qui mi piace sempre di piu’. A Praiano c’e’ il mio mondo, la pesca, la pesca, la bottega… vivere qui ha anche comportato molti sacrifici, ma che devo dire, questa e’ al mia fantasia!

ARMANO
In questo ritmo di vita, in questi sapori cosi’ netti, l’Aikido come si e’ collocato, come lo hai vissuto? Ha cambiato qualcosa o si e’ semplicemente integrato nel resto?

AIELLO
Certamente vivere in questo posto aiuta e ha aiutato il mio Aikido, questo e’ sicuro. A volte non mi basta neppure essere in un posto cosi’ vicino alla natura, io ci devo essere a contatto, o meglio, dentro: quando sono fuori a pesca e il mare e’ agitato, vedendo le onde enormi che si susseguono io inspiro ed espiro seguendo il loro ritmo. Non c’e’ dubbio che questo luogo mi ha forgiato.

ARMANO
Alcuni grandi maestri sono stati tuoi ospiti in questa casa. Quali sensazioni ti hanno comunicato?

Il mondo visto da casa Aiello

AIELLO
Tanto il Maestro Ikeda, quanto il Maestro Yoshida, tanto per nominarne due al cui ricordo sono particolarmente affezionato, hanno sempre detto che questo posto e’ ideale per praticare. L’atmosfera e’ ideale.

CHIERCHINI
Io credo che questo posto sia magico…

AIELLO
E’ vero, e mi fa rabbia che noi Praianesi, che siamo ospitati da un luogo cosi’ bello, non siamo capaci di apprezzarlo. Quello che vedo a volte mi fa soffrire molto: la natura non viene rispettata.

CHIERCHINI
Noi come aikidoisti possiamo fare qualcosa, e forse e’ il fine ultimo di cio’ che facciamo, imparare a stare a contatto, apprezzare e rispettare il proprio mondo.

AIELLO
Io mi sforzo sempre di mettere in pratica i messaggi di O’Sensei per realizzare un mondo migliore. Come mi hanno sempre consigliato i miei maestri, nei momenti di dubbio mi rivolgo sempre a O’Sensei, e questo mi ha aiutato molto: esistono dei messaggi dall’altro mondo, su questo non c’e’ dubbio. Anni fa, quando pensavo alla morte, essa mi faceva paura; adesso non piu’, perche’ ho la consapevolezza che anche dall’altro mondo possiamo aiutare. E’ normale pensare alla morte, fa parte del processo di invecchiamento, ma e’ importante vincere la paura di morire. Io so che dopo c’e’ qualcosa.
Mi ricordo che il maestro Ikeda, dopo aver fatto il saluto rituale al ritratto del Fondatore, a inizio lezione, a volte rimaneva voltato a guardare la foto, a volte per 20 secondi, a volte anche piu’ a lungo. Spesso mi sono chiesto cosa stesse succedendo, perche’ lo facesse. Alla fine glielo chiesi e lui mi rispose: “Io chiedo a O Sensei: “Posso fare lezione? Sono degno?”. A volte questa risposta viene subito, a volte bisogna attendere, ma queste cose succedono.
Anche il maestro Junpei Yoshida me lo disse, “Se sei in difficolta’, chiedi a Noguchi“. Questi grandi ci sono ancora, la loro energia in qualche modo continua ed e’ presente.
La domanda che pongo spesso e’ come posso fare per rendere il mondo migliore, e spero che con il mio Aikido io possa aiutare.

La catena che non si spezza: Lorena guarda Ikeda che guarda O'Sensei...

CHIERCHINI
Cosa si sente di dire, maestro, ai giovani che si avvicinano adesso all’Aikido o magari lo fanno da qualche anno, ma sono a tuttora inesperti e quindi ancora persi nel tecnicismo?

AIELLO
Prima di praticare Aikido, io facevo Judo. Il mio consiglio e’ non solo di praticare con diversi maestri, ma anche di praticare diverse discipline. Finiamola una buona volta di dire che noi siamo i migliori. Io, personalmente, dopo tanti anni di Aikido mi sento di poter dire che bisogna praticare con tutti, prendere da tutti, senza criticare, perche’ ormai abbiamo capito che tanti sono gli stili quanti sono i praticanti.
Io ho preso da tutti, ma chi ringrazio assai sono gli allievi, perche’ senza di loro non sarei mai andato da nessuna parte. Non sai quante volte mi hanno fatto riflettere, al punto di perdere il sonno…

CHIERCHINI
Il buon maestro e’ il prodotto di buoni allievi?

AIELLO
Sicuro. Io ho una gratitudine profonda per tutti i miei allievi, per quanto mi hanno fatto crescere nel corso degli anni. Ritornando alla tua domanda, quando ero piu’ giovane pensavo solo alle tecniche. Il mio allenamento era ikkyo-nikyo-sankyo… La respirazione non la capivo e non mi interessava molto. Se non avessi praticato anche Seitai molto probabilmente tante cose in quell’ambito non le avrei mai capite.

CHIERCHINI
Come si inserisce il Seitai in questo ambiente meraviglioso che ci circonda e nel discorso della comprensione dei principi piu’ profondi dell’Aikido?

AIELLO
Anche il Maestro Tada ha sempre sostenuto che chi fa bene Aikido puo’ riuscire senza problemi nel Seitai, o nello Shiatsu,  o nel Do-in. Chi capisce cosa e’ il Ki, chi pratica respirazione potra’ applicare gli stessi principi in altre discipline. Tuttavia, come dicevo prima, all’inizio tutto cio’ mi interessava ben poco, era concentrato sulle tecniche, sul programma di esami.
Solo successivamente ho iniziato ad apprezzare quanto queste tematiche fossero importanti, ma, nonostante questo, tanti aspetti che pensavo di aver capito, invece non li avevo capito proprio per niente. E’ stato grazie al Seitai che finalmente le cose hanno iniziato ad andare nel loro posto. Se devo essere sincero, pero’, non sono in grado di esprimere a parole le esperienze interiori del Seitai.

CHIERCHINI
Perche’ vanno sperimentate, non raccontate.

AIELLO
Esatto. A volte, quando tratto una persona che ha un problema, mi sembra di essere confrontato da una corazza. Quando questa persona se ne va, dopo la terapia, neppure si ricorda di me e di quello che abbiamo fatto ed e’ ovvio quindi che non posso aiutarla. Con altre persone invece si crea una sorta di compassione: e’ come se l’anima e la mente di entrambi si unissero, al punto che quando vado a riposare io ancora sento questa altra persona e il mio desiderio di aiutarla non cessa.

Il luminoso Dojo del Maestro Aiello a Praiano

Quando si crea questa unione, il trattamento funziona a meraviglia e anche persone con problemi seri traggono notevoli giovamenti. Come questo funzioni e’ difficile se non impossibile da spiegare.
Yoshida Sensei, il mio maestro, diceva che nelle persone bisogna trasformare il negativo in positivo.
Guarire significa compiere questo processo: trasformare l’energia negativa che genera la sofferenza in un’energia di tipo positivo. Io sono ancora un piccolo guaritore, perche’ non sempre ci riesco e non e’ questione di mancanza di volonta’. Ci sono persone che non vedo l’ora di trattare, cui dedico le mie migliori energie e tutto l’amore di cui dispongo, ma con cui non riesco a connettere.
Una grande spiegazione su come funzionano le terapie la diede Yoshida Sensei in presenza di Kobayashi. Yoshida chiese a Kobayashi in che misura le sue terapie fossero efficaci e Kobayashi gli rispose che il 50% lo erano. Yoshida disse che per lui la percentuale era di molto inferiore. Era la verita’, non lo disse per fare il modesto. “Io sto diventando troppo tecnico”, disse Yoshida, “mentre tu le fai con uno spirito piu’ genuino”. Nel Seitai si dice che “Il male deve chiamare la mano”. Yoshida era considerato uno dei migliori al mondo, se non il migliore, ma aveva compreso che il suo approccio era diventato troppo tecnico e stava offuscando la sua “visione”.

Fine della Prima Parte
Leggi la Seconda Parte dell’Intervista a P. Aiello

Guarda la Foto-Cronaca del Seminario di P. Aiello Sensei a Sant’Agnello

Copyright Simone Chierchini © 2011Simone Chierchini
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5 thoughts on “Il Mondo di Pasquale Aiello – Parte I

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