Intervista a Koichi Tohei – Parte 2

Koichi Tohei

Tohei Sensei in azione nelle Hawaii poco dopo il suo arrivo

Arriva la seconda parte dell’intervista a Koichi Tohei Sensei con cui Aikido Italia Network ha avviato la sua prestigiosa collaborazione con Aikido Journal di Stanley Pranin, una collaborazione/scambio che aprirà per noi e i nostri lettori gli sconfinati archivi di AJ. in questa intervista Koichi Tohei rivela numerosi aspetti inediti della personalità di Morihei Ueshiba

di STANLEY PRANIN

PRANIN
Quando pensa che il Maestro Ueshiba abbia imparato a padroneggiare “l’arte del rilassamento?”

TOHEI
Penso che probabilmente sia stato quando viveva ad Ayabe ed era profondamente coinvolto con la religione Omoto. Ueshiba Sensei ha spesso raccontato la storia di come un giorno, mentre si stava lavando presso un pozzo dopo l’allenamento, improvvisamente si fosse accorto che il suo corpo era diventato perfetto e invincibile. Disse che in quel momento era in grado di capire con singolare chiarezza il significato dei suoni degli uccelli e degli insetti e di tutto il resto che lo circondava. Apparentemente tale stato durò solo per circa cinque minuti, ma credo che sia stato allora che si impadronì dell’arte del rilassamento.
Purtroppo, ha sempre parlato di questa esperienza religiosa con espressioni che sono state più o meno incomprensibili agli altri.
Prima della guerra O’Sensei insegnò presso il  Collegio Militare della marina, ove tra i suoi allievi ebbe il principe Takamatsu, fratello minore dell’imperatore Showa. In una occasione il principe puntò il dito verso Ueshiba Sensei e disse: “Provate a sollevare quel vecchio.” Quattro forti marinai fecero del loro meglio per sollevarlo lui, ma non riuscirono a farlo.
In relazione a quella occasione, il Maestro raccontò: “Tutti gli spiriti divini del Cielo e della Terra entrarono nel mio corpo e diventai immobile come una pietra pesante.” Tutti lo presero alla lettera e gli credettero. Ho sentito dire cose di questo genere centinaia di volte.
Per parte mia, non ho mai avuto esseri divini che entrassero nel mio corpo. Non ho mai dato molto credito a questo tipo di spiegazione logica.

Tohei Insegna ai militari statunitensi

Una volta, quando ero con Sensei alle Hawaii, ci fu una manifestazione in cui si supponeva che due forti studenti hawaiani dovessero cercare di tirarmi su. Sapevano già che non potevano farlo, così non si stavano impegnando più di tanto. Allora il Maestro, che era fuori a guardare da una parte si alzò in piedi e disse: “Basta, è possibile sollevare Tohei, lo potete sollevare! Basta, fateli smettere! Questa dimostrazione non vale niente!”.
Vedete, la sera precedente io ero stato fuori a bere fino alle tre del mattino, e Sensei sapeva in che condizioni ero tornato a casa. Egli disse: “Certo che gli dèi non hanno intenzione di entrare in un ubriacone come te! Se lo facessero diventerebbero del tutto brilli!”. Ecco perché pensava che sarebbero stati in grado di sollevarmi.
In realtà questo tipo di cose non ha niente a che fare con dei o spiriti. E’ solo questione di avere un basso centro di gravità. Io so che è così, e questo è ciò che insegno a tutti i miei allievi. Non significherebbe nulla se solo certe persone speciali potessero farlo. Cose del genere che devono essere accessibili a tutti se vogliono avere un senso.
Le persone con i cosiddetti “poteri soprannaturali” di solito sono le uniche che possono fare qualunque cosa sia essi sostengono di poter fare. Gli altri non possono fare quello che essi fanno e loro non possono insegnare quello che fanno, perché quello che fanno non è reale: è falso. Chiunque può fare le cose che io insegno. Esse sono vive nelle ​​tecniche di Aikido così come sono. Tutto quello che bisogna sapere è come farle correttamente, e vedere esse come la risultanza di poteri soprannaturali che richiedono la presenza di un dio o quello che vi pare è un grosso errore. Io considero mia responsabilità di insegnare correttamente.

La personalità di Morihei Ueshiba

PRANIN
Nel 1940 o 1941 c’erano personalità notevoli nel dojo, qualcuno che poi sarebbe diventato famoso?

TOHEI
Quando io ho iniziato non c’era nessuno. Non vi erano allievi e quasi nessun uchideshi.

PRANIN
Quali sono state le sue più forti impressioni  del Maestro Ueshiba?

TOHEI
Lui mi sembrava come un buon vecchio. Sorrideva, capisci cosa intendo. Per molti versi aveva una personalità molto infantile.

PRANIN
Abbiamo non pochi documenti su O-Sensei, ma per noi è ancora difficile avere un quadro su di lui nella sua vita quotidiana. Parlava di cose ordinarie, di soggetti di tutti i giorni? Dalle registrazioni che abbiamo di lui mentre parla, sembra quasi come se fosse venuto da un altro pianeta.

TOHEI
Sì, so cosa vuoi dire. Certamente parlava in quel modo.

PRANIN
Ho sentito dire che a volte aveva delle improvvise esplosioni di rabbia.

TOHEI
Sì, questo succedeva spesso. Era gentile con le donne, però. L’ho mai visto arrabbiarsi una donna. Curiosamente, la sua rabbia non è mai stata specificamente rivolta alla persona con cui era presumibilmente arrabbiato. Era come se lui fosse solo furioso con se stesso, incapace o non desideroso di dirigere la rabbia verso il suo oggetto.
Una volta ad un giovane studente di nome Kurita era capitato di notare come Sensei si fosse un po’ spostato sulla sua sedia e decise di muoverla per sistemargliela meglio. Sensei esplose contro di lui, e voleva sapere cosa stasse facendo. Il poveretto non aveva idea di che cosa stesse succedendo fino a quando gli spiegai che il Maestro aveva scambiato la sua azione per una qualche sorta di malizia.

PRANIN
Quale fu l’atteggiamento di O-Sensei quando lei iniziò a basare il suo insegnamento intorno ai principi del ki?

TOHEI
Era geloso e disse alla gente di non ascoltarmi. Diceva, “L’Aikido è mio, non di Tohei. Non ascoltate ciò che Tohei dice”. Arrivava nel dojo e diceva cose del genere, soprattutto quando insegnavo un gruppo di donne. In quelle occasioni era come un bambino nella sua immediatezza e mancanza di sofisticazione, era molto spontaneo e innocente.
Diverse persone collegate con varie religioni venivano al dojo e gli estraevano del denaro adulandolo con nomi come “Morihei Ueshiba, il kami dell’Aikido”. Non spese quasi mai soldi per sé stesso, ma sembrava essere sempre a corto di denaro perché continuava a darlo via a gente di quel genere.

Koichi Tohei in azione

Il Conferimento del Decimo Dan

Io fui il primo ad essere ufficialmente promosso decimo dan. Originariamente ottavo dan era il grado più alto, ma Gozo Shioda dello Yoshinkan iniziò a promuovere un sacco di gente. Kisshomaru Ueshiba e il signor Osawa decisero che sarebbe utile per stabilire con maggiore fermezza l’Hombu Dojo se avessimo nominato un nono dan , e lo offrirono a me. Io dissi che pensavo non fosse necessario creare gradi superiori a quelli che avevamo già, ma insistirono sul fatto che avrebbe contribuito a rafforzare l’Hombu Dojo, così alla fine ho accettato. Abbiamo festeggiato il nuovo grado a Ginza, il quartiere dei divertimenti. Sia Gozo Shioda che Kenji Tomiki erano presenti.
Mentre ero via negli Stati Uniti, tuttavia, altre cinque persone erano state promosse a nono dan, e cercarono di farsi che io non lo venissi a sapere. Pensai che non c’era niente da fare – cose così sarebbero sempre accadute con un maestro del genere -, quindi decisi di non preoccuparmi.
Quando tornai a Tokyo fui sorpreso di trovare il Maestro Ueshiba che mi aspettava per salutarmi in aeroporto, la sola e unica volta che egli abbia mai fatto nulla del genere. Quando siamo arrivati ​​a casa lui mi fece bere un paio di drinks e dopo un po’ io iniziai a sorridere e a sentirmi allegro. Sembrava contento di questo e si alzò persino per fare una sorta di danza tradizionale che lo divertiva. Tutto questo, naturalmente, era perché pensava che io potessi essere turbato dal fatto che egli aveva promosso altre cinque persone a nono dan dopo avermi detto che io sarei stato l’unico. Quando si rese conto che io non ero affatto irritato il suo spirito si sollevò.
Due o tre giorni dopo cominciò chiedermi di accettare il decimo dan. Io gli dissi: “Sensei, per favore non chiedetemi di farlo. Si immagina che storia ne verrà fuori se lei mi nomina decimo dan?” Egli accettò la mia richiesta e quindi rimasi temporaneamente nono dan. Circa tre anni dopo, tuttavia, proprio prima che prendesse il cancro, me lo chiese di nuovo. Mi disse: “Koichi-chan, la prego di accettare il decimo dan”. Mi sono sentito obbligato ad accettare, perché sarebbe stato irrispettoso rifiutare nuovamente e mettere lui nelle condizioni di pregarmi di accettarlo.
Non ci volle molto prima che ci fossero persone che andavano in giro dicendo che non ero il solo ad aver ricevuto il decimo dan. Per evitare fastidi offrii di restituire il grado, ma il signor Osawa intervenne e fece si che il mio certificato venisse registrato come numero “1”, per verificare che esso, e non altri, fosse ufficiale. Ci fu anche una grande festa all’Akasaka Prince Hotel per festeggiare la promozione.
Fino a quando non mi sono separato dall’Aikikai nessun altro ha assunto il rango di decimo dan, ma non appena ho lasciato tutti iniziato a riceverlo.

PRANIN
Lei ha detto che quando lei iniziò a basare il suo insegnamento sui principi del ki, O-Sensei era geloso e diceva a tutti di non ascoltarla. D’altra parte, egli vi promosse decimo dan. Quali erano quindi le sue intenzioni? Era un riconoscimento si o no?

TOHEI
Penso che mi riconoscesse e accettasse. Era ben consapevole che allora non c’era nessuno che fosse al mio livello e probabilmente sentiva che se non promuoveva me, non sarebbe in grado di promuovere gli altri. Ma poiché aveva a volte quell’atteggiamento quasi infantile, non vedeva l’ora di farlo e andò avanti e lo fece lo stesso.

PRANIN
E Kisshomaru Ueshiba come affrontò il problema?

TOHEI
Kisshomaru originariamente aveva intenzione di mantenere una certa distanza dall’Aikido. Egli diceva: “Mio padre e le persone come il signor Tohei sono venute su questo mondo per fare Aikido. Anche se io sono nato in questa famiglia e con il ruolo di assistente, preferirei di gran lunga una casa su una collina da cui io possa andare a lavorare la mattina e ritornare la sera”. Aveva sperato di assumere un ruolo più amministrativo come direttore generale dell’organizzazione, piuttosto che essere al centro dell’insegnamento. Quando Ueshiba Sensei morì, il signor Nao Sonoda si fece avanti con la proposta di nominare Kisshomaru Direttore Generale e me secondo Doshu. Tuttavia, il Maestro Ueshiba mi aveva chiesto di fare quello che potevo per Kisshomaru, così feci ogni sforzo per far sì che assumesse un ruolo che lo mettesse  al centro sia dell’insegnamento che dell’amministrazione, che è come alla fine successe.
Io ho avuto il privilegio di essere al fianco del Maestro durante le sue ultime ore. Lui mi disse: “Koichi-chan, sei tu? Vorrei chiederti per favore di fare quello che puoi per mio figlio”. Gli risposi che fino a quando avessi avuto la situazione sotto controllo, non aveva niente di cui preoccuparsi. “Va bene … te lo chiedo”, disse, e chiuse gli occhi. Poco dopo esa lòil suo ultimo respiro.
Il signor Sonoda suggerì più volte che io divenissi Doshu, ma io ero determinato a mantenere la mia promessa. Per consentire Kisshomaru di assumere un ruolo stabile, spinsi l’idea che lui potesse essere sia Doshu che amministratore delegato. Kisshomaru allora espresse la sua gratitudine per i miei sforzi, ma dopo circa un anno il suo atteggiamento cambiò. Fu proprio in quel periodo che andò negli Stati Uniti e iniziò a far levare la mia foto dalle pareti dei dojo lì.

Separazione dalla Aikikai

PRANIN
Intorno a quello che anno era?

TOHEI
Circa tre anni dopo che il maestro Ueshiba morì, nel 1971 o 1972. Prima di allora quasi tutti i dojo americani esponevano la foto del Fondatore e la mia, ma Kisshomaru cominciò a fare levare la mia e farla sostituire con la sua.

PRANIN
Sembrava che nel periodo immediatamente successivo alla morte di O-Sensei aveste buon rapporto. Perché tale rapporto successivamente finì per deteriorarsi?

TOHEI
Nel 1971, io proposi di insegnare specificatamente il concetto di ki nell’Aikikai. Pensavo che continuando semplicemente a praticare tecniche muovendosi avanti e indietro su una superficie piana non sarebbe risultato in Aikido, perché l’Aikido è basato sul ki. Ho suggerito al signor Osawa la creazione di una lezione sul ki e di far sì che le persone vi studiassero come base per il loro Aikido. Egli respinse l’idea in nome dell’Aikikai, dicendo che l’Aikido dell’Aikikai era l’Aikido di Kisshomaru, e che pertanto gli insegnamenti di Kisshomaru avrebbero dovuto costituire il nucleo dell’allenamento. Capii che non c’era spazio per me per insegnare in quell’ambiente e chiesi se sarebbe stato possibile per me di perseguire il mio suggerimento al di fuori del dojo. Mi dissero che andava bene, così uscii e creai una classe che non si concentrava sulle tecniche di Aikido, ma sull’insegnamento del ki.
Penso che il mio insegnamento del ki abbia contribuito molto alla crescita dell’Aikido. La semplice pratica delle tecniche di Aikido avanti e indietro per il tatami va bene per gli studenti e chi è giovane, ma le persone anziane con minore capacità di resistenza dopo un po’ tendono a smettere. I miei insegnamenti sul ki sono stati ben accolti da vari tipi di persone, compresi i gruppi di più alto livello di dirigenti d’azienda, manager e presidenti e gente del genere. Tuttavia, sia il signor Osawa che Kisshomaru vedevano quello che stavo facendo come qualcosa di rimosso dall’Aikido.
Negli Stati Uniti capivano quando mi riferivo all’Aikido con espressioni come “una questione di mente.” In Giappone, invece, l’Aikido era semplicemente Aikido, così decisi che fosse necessario stabilire il concetto di ki anche in Giappone.
Il signor Osawa era un uomo molto buono e ascoltava quello che avevo da dire. A quel tempo, però, stava facendo degli sforzi per sostenere Kisshomaru e cercò di impedire alla gente di partecipare alle mie lezioni.
Avevano rifiutato di farmi insegnare ki all’interno dell’Aikikai, ma mi avevano detto che ero libero di fare quello che mi è pareva all’esterno. Con questa convinzione iniziai le mie lezioni presso il Centro Olimpico. Esse si dimostrarono essere molto popolari ed entro tre mesi si erano iscritti un centinaio di allievi.  Quando ne sentì parlare, Osawa fu sorpreso  e venne a chiedermi se mi sarebbe interessato tenere una lezione all’interno della Aikikai! Ero molto irritato e gli dissi che pensavo che fosse un po’ tardi per questo.
Nessuna delle persone che veniva alla mia lezione di ki sapeva nulla di Aikido e non erano realmente interessati a impararlo, dato che non era quello che erano venuti a imparare. Questo non sarebbe successo se fossi stato in grado di creare dall’inizio una lezione sul ki per quelli dell’Aikikai. Data la posizione in cui si trovava, so che Osawa dovette rifiutare la mia richiesta, ma io penso che dentro a questo proposiito si sentisse sempre a disagio. Quando nel 1990 fu costruita la sede centrale della Ki no Kenkyukai (Ki Society) nella Prefettura di Tochigi, Osawa mi contattò privatamente e inviò anche un piccolo contributo.

Koichi Tohei negli USA negli anni settanta

Storie dalla Scena Aikidoistica del Dopoguerra 

PRANIN
Che tipo di persone entrò a far parte dell’Aikikai dopo la guerra?

TOHEI
Io ho insegnato a molte delle persone che adesso sono insegnanti… Tada, Arikawa, Yamaguchi, Okumura, Yamada, Chiba. Yamada ancora mi viene a trovare, di tanto in tanto.

PRANIN
Lei ha delle particolari storie di allenamento da ricordare da quel periodo?

TOHEI
Beh, niente di così interessante.
Una volta che mi ero preso una sbornia,  mi stavo allenando con Tamura, che ora è in Francia. Gli dissi: “Guarda, qualche volta ho intenzione di tirare duro, quindi fai attenzione”. Probabilmente doveva aver sottovalutato il mio consiglio, perché quando lo proiettai sfrecciò attraverso il dojo e ruppe il vetro della finestra con un braccio. Avrebbe dovuto solamente fermarsi, ma invece provò a tirare fuori immediatamente il braccio e finì per ferirsi sui bordi taglienti. Quando vidi cosa aveva fatto, mi arrabbiai e senza pensarci gli urlai addosso per non aver aspettato fino a quando non avesse potuto estrarre il braccio in modo sicuro. Me pentii subito e mi resi conto che era crudele urlare contro di lui in quel modo dopo che si era fatto male. Decisi allora di portarlo fuori per una notte brava in città quella sera.
Un’altra volta presi con me Tamura e Chiba per una dimostrazione in Hiratsuka. Perché questo avvenne durante l’occupazione militare americana, le dimostrazioni di arti marziali di quasi tutti gli stili erano ancora vietate. L’autorizzazione per una dimostrazione di Aikido invece era stata concessa, e noi tenemmo una dimostrazione davanti al comandante della guarnigione in quella zona. La nostra spiegazione del principio di non-competizione in Aikido fu ben accolto e sembrò trovare simpatia nel pubblico.
Durante la dimostrazione feci una tecnica in cui spazzai via i piedi di Chiba con un jo. Lui si sistemò da solo in modo da ricevere il mio movimento, ma io odio quando le persone fanno volutamente cadute inutili come queste, così gli dissi di smettere di fare cose inutili e lo proiettai a terra con tutte le mie forze. Si ribaltò completamente a testa in giù e atterrò quasi sulla sua testa. Per un momento temetti di avergli fatto qualcosa di terribile e fui sollevato nel vedere che in qualche modo era atterrato in sicurezza.
Una volta un mio allievo si iscrisse all’Aikikai e fu elogiato perchè era bravo nelle ukemi e spesso accompagnava il Maestro Ueshiba. Una volta lo presi come mio uke durante una manifestazione presso lo Hibiya Kokaido (sito della All Japan Aikido Demonstration nei primi anni prima che si iniziasse a usare il Budokan NdR), ma iniziò a cadere da solo anche prima che avessi proiettato. Allora gli ho detto: “Che diavolo stai facendo? Perché cadi ancora prima che ho cominciato a proiettarti!? Vattene!” Erano presenti un sacco di spettatori , e penso che furono tutti piuttosto sorpresi, ma è stata anche un’opportunità inattesa per loro per rendersi conto che le tecniche di Aikido non sono false o pre-arrangiate.
Quando avevo 49 anni anni feci un film didattico sull’Aikido in cui appaiono come miei uke aikidoka del calibro di Masando Sasaki e Seishiro Endo. Endo è apparso anche in un libro called Shinshin Toitsu Aikido che è per lo più immagini. Ho insegnato anche a gente come Saotome e Ichihashi, una volta o l’altra.

PRANIN
Ha qualche aneddoto interessante del periodo successivo alla sua uscita dall’Aikikai?

TOHEI
Circa dieci anni fa in Francia venne a trovarmi un gruppo di studenti di Tamura. A quanto pare Tamura pensava che, a causa della mia età, io probabilmente non potevo più fare Aikido e che stavo lavorando solo con il ki. Pare che essi fossero venuti a vedere con i propri occhi se ciò fosse vero, e credo anche per avere un assaggio di un decimo dan di Aikido. Ho scelto otto o nove di loro e li mi feci attaccare nel randori. Tornarono a casa dicendo: “Beh, sembrerebbe che Tamura si fosse sbagliato!”

Tohei a Ki no Sato nella Prefettura di Tochigi, 1995

Iluminazione da una singola dichiarazione di Nakamura Tempu 

PRANIN
In che modo il suo Shinshin Toitsu Aikido è diverso da quello del Fondatore Morihei Ueshiba?

TOHEI
Quando sono andato alle Hawaii e ho cercato di utilizzare le tecniche che avevo imparato da Ueshiba Sensei, ho scoperto che molte erano inefficaci. Ciò che Sensei diceva e quello che faceva erano due cose diverse. Ad esempio, nonostante il fatto che lui era molto rilassato, diceva ai suoi allievi di fare tecniche taglienti, potenti. Quando sono arrivato alle Hawaii, tuttavia, c’erano dappertutto ragazzi forti come Akebono e Konishiki. Non c’era proprio nessun modo di usare la forza la potenza fisica per prevalere contro il loro tipo di forza.
Quando uno è saldamente bloccato o controllato, le parti del suo corpo che sono direttamente interessate semplicemente non possono muoversi. Tutto quello che puoi fare è iniziare un movimento con quelle parti che è possibile spostare, e l’unico modo per farlo con successo è il relax. Anche se il tuo avversario ti ha preso con tutte le sue forze, è ancora possibile mandarlo in volo se sei rilassato quando esegue la proiezione. Questo è qualcosa che ho vissuto in prima persona durante quel viaggio alle Hawaii, e quando tornai in Giappone e ripresi a osservare il  maestro Ueshiba, mi resi conto che egli effettivamente applicava le sue tecniche da uno stato molto rilassato.
Mentre ero con Ueshiba Sensei sono stato anche a studiare sotto Nakamura Tempu. Lui è stato il primo che mi ha insegnato che “la mente muove il corpo.” Quelle parole mi colpirono come un fulmine di energia elettrica e aprirono gli occhi all’intero regno dell’Aikido. Da quel momento ho cominciato a rielaborare tutte le mie tecniche di Aikido. Ho buttato via le tecniche che andavano contro la logica e selezionato e riorganizzato quelle che ritenevo fossero utilizzabili.
Ora il mio Aikido è composto per circa il trenta per cento delle tecniche del Maestro Ueshiba e il settanta per cento delle mie.
Probabilmente si può dire che è stato alle Hawaii dove ho fatto gran parte del mio apprendistato importante (shugyo). Il motivo originale per cui sono andato lì,  tra l’altro, è stato un invito del Nishikai, un gruppo dedicato al Metodo della Salute di Katsuzo Nishi . Le loro intenzioni, però, avevano qualcosa a che fare con il mettere a confronto le mie capacità nelle arti marziali e quelle di alcuni lottatori professionisti locali e con il ricavato della manifestazione costruire la loro sede centrale. Io di questo non ero a conoscenza fino a poco prima della mia partenza, quando era troppo tardi per rifiutare, così mi sono rassegnato e sono andato lo stesso.
Gli hawaiani erano abbastanza schietto nell’esprimere le loro prime impressioni di me. Hanno detto: “Accidenti, Sensei, sei giovane e carina, vero?” Allora gli dissero: “Accidenti, Sensei, sei abbastanza piccolo ….” Poi arrivato al punto e disse: “Maestro, sono Sei sicuro si può veramente fare? “Ho pensato che l’unica cosa da fare era mostrare loro cosa avrei potuto fare e far vedere loro per loro stessi. Dopo di che tutti gli artisti locali marziali e lottatori divenne miei studenti.

Gli hawaiani erano abbastanza schietti nell’esprimere le loro prime impressioni su di me. Mi dicevano: “Accidenti, Sensei, sei proprio giovane, eh?” Altri mi dissero: “Cavolo, Sensei, sei davvero un piccoletto…”
Poi arrivato al momento cruciale mi chiesero: “Maestro, sei davvero sicuro di potercela fare? “Ho pensato che l’unica cosa da fare era mostrare loro cosa avrei potuto fare e lasciare che vedessero con i loro occhi. Dopo di che tutti i praticanti di arti marziali e i lottatori locali divennero miei allievi. L’Aikikai Hawaii è stata fondato otto mesi dopo, e fui anche nominato capitano onorario a vita delle locali forze di polizia. Ueshiba Sensei non fu mai testato in quel modo in tutta la sua vita.

PRANIN
Vorremmo chiederle qualcosa a proposito delle tecniche di armi. Presso l’Aikikai Hombu Dojo ci sono alcuni Shihan che affermano che l’Aikido moderno non ha tecniche di armi. D’altra parte, ci sono insegnanti come Morihiro Saito che integrano queste con l’insegnamento delle tecniche a mani nude (taijutsu). Secondo lei le tecniche di armi sono parte dell’Aikido o no?

TOHEI
Dire non ci sono tecniche con le armi in Aikido è ridicolo. La gente dice così perché non le conoscono. Vieni a vedere quello che facciamo con le armi presso la Ki society. Inoltre c’è anche tutto sul nostro video didattico. Che l’Aikido abbia tecniche di armi è solo buon senso, ed è un peccato che la gente debba dire il contrario. Mi chiedo, devo andare io laggiù e insegnargli? Yoshio Sugino (Dojo-cho della sezione Aikikai di Kawasaki e decimo dan di Katori Shinto Ryu) una volta partecipò ad una delle nostre prove di allenamento fisico. Vedendo le tecniche di armi dei nostri studenti, li lodò: “Vedo che hai decine di aspiranti O-Sensei qui.”

PRANIN
Tohei Sensei, la ringrazio per averci concesso così tanto tempo per parlare con noi.

Chi e’ Stanley Pranin
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Leggi la Prima Parte dell’Intervista

Copyright Stanley Pranin © 1996-2011
Ogni riproduzione non espressamente autorizzata dall’autore e’ proibita
Pubblicato per la prima volta su
http://www.aikidojournal.com/article?articleID=93&highlight=tohei+koichi 

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5 thoughts on “Intervista a Koichi Tohei – Parte 2

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