Il Keikogi del “Cane Che Fugge”

Il Cane che fugge...

Il Cane che fugge...

Nella vita del dojo ogni tanto capitano delle “puntate” scritte da registi dotati di particolare ironia e ci sono delle serate da ricordare nei secoli dei secoli. Certamente a tutti coloro che fanno Aikido da qualche annetto sarà capitato di praticare qualche volta con qualcuno che emanava un odore sgradevole o che aveva un keikogi non propriamente fresco di bucato…

di MASSIMILIANO GANDOSSI

Nel nostro dojo abbiamo preso a scherzare su questo particolare chiamando il keikogi che ha necessità di urgente lavaggio con l’appellativo di “cane che fugge” un’immagine che richiama un colore di una sfumatura indefinita del grigio/bianco sporco ma che racchiude in sè anche il grottesco, il ridicolo e anche in un certo senso il tenero.
E così mi sono accorto che qualche volta le persone che sono maggiormente sensibili all’ingresso in un nuovo gruppo e che in un certo senso “temono” il giudizio e il contatto con gli altri reagiscono emanando un cattivo odore quando sudano.
Una specie di reazione naturale che poi per magia diminuisce fino a svanire anche in breve tempo quando iniziano a sentirsi “a casa” nel gruppo e nel dojo.
Inoltre anche il loro keikogi tende sempre più al bianco e al sentore di fiori di primavera.
E’ curioso ma è come se queste persone iniziassero a lasciare andare la loro tensione emotiva, a lasciar fluire l’amore che risiede in loro sotto forma di calore umano, di comportamenti affettuosi e di amicizia, e non hanno più bisogno di puzzare per tenere lontani gli altri, perchè non ne hanno più paura.
Poi magari l’essersi affrancati del ruolo di principianti e nuovi “compagni di classe” li porta a mostrare spigolature caratteriali o a crearsi uno spazio in cui esrpimere le proprie nevrosi  e in questo caso è a mio parere preciso compito del Maestro creare le condizioni affinchè si possano rendere conto del limite di questa ricerca e della necessità di lasciarsi andare alla pratica e alle sue magiche conseguenze senza cedere alla tentazione di creare spazio per le nevrosi e per i loro nefasti effetti nelle relazioni e nel clima che si respira nel gruppo.
Questo è certamente un compito delicato e difficile. Può essere svolto mantenendo sempre un clima austero, accettando però il fatto che un clima austero crea i presupposti per la costruzione di altre ben note nevrosi nei praticanti di arti marziali e per una piattaforma di costanze frustrazione e che  non preserva dal rischio di costituzione di una gerarchia alla occidentale  del tipo “siamo tutti uguali ma alcuni di noi sono un po’ più uguali”.
Secondo me una scelta molto interessante è quella di parlare con la persona mostrando come è evoluto il suo atteggiamento e come è cambiata la percezione di se stessa all’interno del gruppo, di come il cane che fugge si sia trasformato e stia , di tanto in tanto, giocando al capobranco o al “luogotenente” del capobranco! E’ una grande conquista, certamente, per una persona timida o impaurita, prendere confidenza con gli altri e lasciarsi andare, ma è necessario, quando questo meraviglioso risultato viene ottenuto attraverso la pratica dell’Aikido, ricordare e ricordarsi che il segreto della magia è proprio da ricercarsi nell’effetto di “appiattimento” delle spigolature caratteriali, nel rendere silenziose le nevrosi, nel non ritagliare per loro uno spazio durante la pratica, perché non sono necessarie, perchè non posso aggiungere nulla di buono perchè praticare ha in sé tutto ciò che serve per farci entrare in risonanza con l’altro e innescare un circolo virtuoso di energia, di pace, di armonia interiore e verso l’altro.
Così, col Keikogi bello pulito splendende e profumato, ma con il ricordo del simpatico can che fugge, l’ex ultimo arrivato  che è in ognuno di noi è bene che sopravviva e mantenga un ruolo e un posto, che ci aiuti a fare quello di cui si parla spesso, cioè a mantenere l’atteggiamento del principiante, o almeno quella parte (quella veramente importante) di questo atteggiamento, che non ci fa sentire padroni o gestori della pratica nè , mai, al di sopra di essa nel condurre i compagni al raggiungimento dei propri risultati migliori.
Anche il nostro cuore e la nostra mente, come il keikogi, hanno bisogno di trovare quel candore, perchè se il “can che fugge” che affonda le sue zampotte nel keikogi può dare fastidio all’olfatto o alla vista,  quello che viaggia nei comportamenti affonda i suoi denti aguzzi nelle mani che si stringono nelle relazioni e nel cuore tenero del dojo.

Copyright Massimiliano Gandossi © 2011 
Ogni riproduzione non espressamente autorizzata dall’autore e’ proibita
Il website di Massimiliano Gandossi e’ 
http://www.gorinbushidokai.blogspot.com/

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