Postilla a “McDojo” di Marco Rubatto

Claudio Pipitone Sensei a Pinerolo (2011)

Claudio Pipitone Sensei a Pinerolo (2011)

Il recente articolo di Marco Rubatto McDojo: Fraintendimenti e/o Imposture da Dojo, in cui Marco ci mette in guardia dai truffaldini del tatami, dandoci al proposito alcune ottime indicazioni sul come riconoscerli, necessita di una postilla chiarificatrice, qui affidata alla voce autorevole di Claudio Pipitone

di CLAUDIO PIPITONE

Innanzi tutto sono assolutamente d’accordo con il M° Marco Rubatto sul fatto che non solo molti dojo, ma spesso anche intere associazioni e federazioni aikidoistiche demonizzino presso i loro allievi gli altri dojo ed associazioni e/o federazioni nel timore che in un eventuale confronto i propri allievi possano realizzare delle differenze qualitative e di serietà a scapito loro. Sicuramente questo tipo di “proibizionismo” è un valido campanello di allarme sul fatto che il dojo stesso o la associazione/federazione sono ben consci di offrire una didattica qualitativamente insufficiente o fors’anche fasulla. Questo aspetto a mio parere non deve però essere frainteso con il consiglio che anch’io mi sento di dare al principiante, di non sperimentare didattiche di scuole diverse contemporaneamente alla propria fintantochè non abbia raggiunto un livello minimo di maturità aikidoistica, perchè non avendo ancora la sufficiente esperienza per effettuare la corretta valutazione delle differenze esistenti fra le didattiche ancorchè tutte serie e valide ma di scuole differenti,rischia di fare un’insalata russa fra approcci alla pratica che, pur equivalendosi, sono talvolta formalmente e tecnicamente diversi fra di loro. Il rischio che corre il principiante in questo caso, è di subire un disorientamento a scapito della propria formazione nel delicato momento in cui deve gettare le basi iniziali a fondamento della propria pratica,.proprio quando nel corso dell’apprendimento del metodo didattico della propria scuola il principiante incontra già di per sè dubbi sulla corretta applicazione di quanto gli viene insegnato e necessita maggiormente dell’assistenza del proprio maestro al fine di correggere gli errori d’impostazione e di esecuzione che naturalmente sorgono sempre nella prima fase del’apprendimento. Personalmente consiglio al principiante, almeno fino alla soglia di yudansha, non solo di seguire una unica didattica ma anche, possibilmente, lo stesso insegnante laddove la scuola si avvalga dell’opera di più istruttori. E’ un po’ come quando il contadino lega la pianticella in crescita ad un bastoncino rigido che la sorregga verticalmente fintantochè non abbia acquistato la sufficiente robustezza per ergersi da sola: secondo me non deve essere vista come una costrizione, ma uno strumento per una crescita sicura e salda in verticale, allo stesso modo dell’aikidoista principiante. Mi riferisco naturalmente non tanto alle inevitabili differenze fra maestri/dojo dello stesso stile e scuola aikidoistica, ma alle differenze didattiche fra scuole che pur serie e valide hanno però delle impostazioni didattiche differenti, come ad esempio fra Aikikai o Ki-no-kenkyukai oppure Iwama, dove un principiante avrebbe difficoltà ad apprezzare il differente approccio alla medesima realtà aikidoistica. In questo rispetto, vorrei sottoporre al’attenzione dei lettori una mia altra riflessione,  in cui sostengo un punto di vista apparentemente inverso, tuttavia riferito ad aikidoisti esperti, non ai principianti come nel caso precedente. La contraddizione è solo apparente, e serve a dimostrare come l’Aikido sia uno, ma le sue interpretazioni e didattiche abbiano anche forti differenze. L’Aikido è una trasmissione da Maestro a Discepolo dove il Discepolo rispecchia il proprio Maestro. Personalmente sono convinto che se, ad esempio, un allievo della scuola Iwama venisse scrutinato da una Commissione d’esame della scuola KinoKenkyuKai  o se un allievo della scuola KinoKenkyuKai venisse scrutinato da una Commissione d’esame della scuola Iwama, probabilmente sarebbe imbarazzante per entrambi, perchè si è un po’ perduto il senso di quale sia il minimo comune denominatore dell’Aikido, cioè quale sia l’essenza dell’Aikido che deve percorrere trasversalmente i vari stili delle varie scuole fondate dai principali allievi di O’ Sensei. Troppo spesso si valuta la prestazione aikidoistica più nella forma che nella sostanza rappresentata dalla capacità di esprimere, attraverso i movimenti, la qualità del proprio Kokyu, della fermezza dell’Hara, dell’empatia e sincronizzazione fra uke e tori, cioè di quelle parti dell’Ai-Ki che prescindono dal formalismo tecnico e che, alla fin fine, forniscono efficacia al movimento compiuto. Sotto questo punto di vista, quindi, ritengo persino possibile che una Commissione d’esame della scuola Iwama possa validamente scrutinare un allievo della scuola KinoKenkyuKai e viceversa, ma purtroppo assistiamo da parte di ciascuna scuola ad una ottusa difesa ognuno del proprio orticello, quando non si senta addirittura dire che il proprio stile è l’unico a rappresentare l’autentica trasmissione del messaggio del Fondatore.

Copyright Claudio Pipitone © 1972-2011
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Il sito di Claudio Pipitone e’ www.endogenesi.it

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