Musashi, il Dio Denaro e la Speranza

Il Mitico Miyamoto Musashi

Il Mitico Miyamoto Musashi

“Lo scopo dell’allenamento di oggi è quello di sconfiggere la comprensione di ieri” e’ forse il più profondo insegnamento lasciatoci in eredità da Miyamoto Musashi e quello che meglio sintetizza l’idea di Budo in divenire cui ogni aikidoka che si rispetti dovrebbe puntare come obiettivo ideale

di SIMONE CHIERCHINI

L’idea di educazione in divenire può sembrare a prima vista astrusa per chi è abituato a considerare la sapienza come una conquista acquisita e intoccabile; questo è stato il modello tipico nelle società del passato, basate su criteri sociali rigidi, scarsa dinamica fra le diverse classi e commistione a tutti i livelli fra civile e religioso. Purtroppo, a dispetto della vorticosa dinamicità con cui il nostro mondo ha preso a funzionare oggi, la visione di cui sopra è tutto meno che tramontata.

La staticità, il dormire sugli allori, certamente non alloggiano nel mondo della scienza e della tecnologia, ove, per definizione, chi si ferma è perduto e il desiderio di innovare dimenticando i successi di ieri costituisce una sorta di motto per tutti. Tutto questo ovviamente poco a che fare con ciò che intendeva Musashi, in quanto la corsa verso nuove conquiste nel campo tecnologico non è tanto guidata dal desiderio di far progredire l’essere umano come singolo e come razza, quanto dal desiderio del profitto.

Tuttavia, il compito di elevare l’uomo spetterebbe di diritto al mondo della cultura e della spiritualità, ma a dispetto degli enormi mezzi di diffusione delle informazioni attualmente a disposizione, non parrebbe che stiano facendo un gran lavoro. Sono in molti a gridare, a torto o a ragione, che Dio, la Cultura e il Rock sono morti da un pezzo, e che a loro siano stati magistralmente sostituiti dei simulacri, progettati con il solito scopo, ossia quello di far soldi.

Un sistema il cui intero funzionamento ruota sulla produzione di denaro tramite l’induzione nell’individuo del desiderio di partecipare all’orgia del consumo, certamente non ha a cuore l’educazione in divenire; anzi, non ha a cuore l’educazione in nessuna misura, se non in quella strettamente necessaria e comunque limitata al funzionamento del sistema.

Che cosa succede nel nostro piccolo e frantumato orticello aikidoistico? Al di là delle dichiarazioni di facciata, a prescindere dalle citazioni buoniste delle parole del Fondatore sui siti istituzionali delle maggiori associazioni, quanti sono quelli che – ad alto livello – veramente studiano con le parole di Musashi in mente e nel cuore, quanti quelli che tagliuzzano in mille pezzetti le loro conquiste di ieri alla ricerca di quelle di domani?

Io circolo per i tatami di mezza Europa da qualche decennio, e ne ho visti veramente ma veramente pochi, soprattutto tra i più esperti e famosi, mentre nei quadri intermedi non è impossibile incontrare diversi onesti e appassionati studiosi, che fra mille difficoltà cercano di rimettersi in gioco, ogni giorno.

Cosa vuol dire tutto ciò? Che il potere in effetti corrompe chi lo esercita, levandogli la necessità e quindi il desiderio di reinventarsi quotidianamente?

Che la nostra comunità aikidoistica (come d’altronde la nostra società in generale) è malata di gerontocrazia, e quindi che chi gestisce il potere arriva a farlo solo quando madre natura lo porta involontariamente al conservatorismo assoluto, insito nell’età avanzata?
Oppure che il Dio Denaro si è arrampicato zitto zitto sul lato d’onore del dojo, e se la gode mentre gli ignari continuano a fargli quotidianamente il saluto?

Sembrerebbe necessario che quei quadri intermedi di cui sopra – o quantomeno quelli il cui cervello e coscienza non siano stati irrimediabilmente distorti dalla propaganda di chi fa solo da tori da tre o quattro generazioni e vuole che tutti gli altri continuino a fare solo da uke fin quando non morirà Sansone con tutti i Filistei – prendano coscienza dei loro mezzi e degli umani sbagli di chi li ha preceduti e ne facciano tesoro.

La speranza c’è, il materiale umano pure. Ma il coraggio?

Vi lascio con le parole illuminanti di un altro grande saggio del passato, il filosofo latino Lucio Anneo Seneca, parole di cui ogni artista marziale si dovrebbe nutrire quotidianamente, alla ricerca di quel coraggio che significa abbandonare la comodità delle conquiste acquisite ieri per affrontare la difficoltà della conquista di domani.

“Tutti costoro che  non sono mai autori e sono sempre interpreti, io penso che niente abbiano di generoso e mai ardiscano di fare quello che hanno lungamente imparato. Essi hanno esercitato la loro memoria coi pensieri altrui; ma ricordare e’ altra cosa che sapere.
Non troveremo mai niente se saremo paghi delle cose trovate: chi segue un altro non trova nulla, anzi non cerca nulla. I nostri predecessori sono le nostre guide, non i nostri padroni. Tutti possono ricercare la verita’, nessuno se l’e’ ancora appropriata, e della verita’ molto appartiene ancora ai secoli futuri: ne’ ad alcuno che verra’ dopo mille secoli sara’ tolta l’occasione di aggiungere qualche cosa”.

Copyright Simone Chierchini © 2011
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5 thoughts on “Musashi, il Dio Denaro e la Speranza

  1. Splendide parole! Mi rincuora sempre più vedere che c’è ancora chi ha il coraggio di mettere in discussione i propri punti di riferimento per ampliare la propria conoscenza.
    Linko su AikidoVivo!

  2. Mi ricorda una delle mie citazioni preferite, del secondo per importanza degli autori taoisti, Chuang Tzu [pronuncia Zhuang Zi] : <>.
    Ricordando che vale per l’Aikido, ma che anche l’Aikido, nella vita, è una delle pecore, non l’intero gregge, per cui anche questa pecora andrà avanti quando avremo il coraggio di rivolgere la nostra attenzione a quelle che abbiamo lasciato indietro.

  3. riprendo la citazione, poiché il sito l’ha scambiata per un comando html:
    “chi veramente va avanti, sembra tornare indietro […] Colui che sa aver cura della propria vita, imita il pastore, che frusta le ultime pecore del gregge”

  4. Pingback: Musashi, il Dio Denaro e la Speranza | Simone Chierchini | Scoop.it

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