Gioie e Dolori dell’Asobi nell’Aikido

Praticare per migliorarsi o intrattenersi?

A tutti fa piacere divertirsi, su questo non ci sono discussioni.
A tutti fa piacere praticare Aikido in un’atmosfera piacevole, anche su questo c’è poco da aggiungere. Ma qual’è il vero posto dell’asobi nell’Aikido?
Il divertimento è uno dei migliori mezzi per raggiungere un fine, ma attenzione: dove esi trova il limite valicato il quale il mezzo diviene il fine?

ASOBI –  Sostantivo Giapponese (hiragana あそび)
gioco, divertimento

“Lo scopo dell’Aikido è di allenare la mente e il corpo,  e di formare persone oneste e sincere” (Morihei Ueshiba)

di SIMONE CHIERCHINI

Fujimoto Sensei, in un’intervista rilasciata alla rivista “Aikido” dell’Aikikai d’Italia nel 1991, riferì le seguenti parole: “(…) il Doshu (Kisshomaru NdR) ha detto che l’aikido deve essere praticabile da tutti”. Il maestro Fujimoto in quell’intervista inoltre aggiunse che questo è stato il risultato di un processo naturale: “Lo stesso Doshu dice: Non sono io che ho voluto questi cambiamenti, tutto è cambiato”. È cambiato il mondo, sono cambiati i bisogni, la mentalità, i comportamenti e quindi anche l’Aikido; anche il modo di praticare e di insegnare è cambiato.”
Questo cambiamento del mondo all’esterno dell’Aikido si sarebbe quindi risolto in un cambiamento all’interno di esso, con la conseguenza che anche il modo di interpretare la natura dell’Aikido sarebbe cambiato. Di qui la necessità di svolgere le lezioni in un’atmosfera piacevole, divertendosi: questo è quello che i giapponesi definiscono come asobi, un sentimento positivo nei confronti di quello che si sta facendo che ha molti elementi in comune con la pratica di qualsiasi altro sport, ma anche con le sensazioni offerte dal fare musica, o dipingere, tanto per fare un esempio.
Insegnare e praticare avendo in mente il concetto di asobi è una dimensione distante anni luce dalla severita di insegnamento tipica delle scuole tradizionali di arti marziali in Giappone, ma anche nel resto del mondo. Questa dimensione si adatta alla perfezione ad un nuovo tipo di modello umano cui per necessità bisogna concedere dello svago. Le pressioni derivate dal sistema di vita moderno, le difficoltà sul lavoro, i problemi familiari, la mancanza di tempo libero, la riduzione del livello di cultura media mal si adattano ad un modello severo di insegnamento e apprendimento dell’arte marziale; le difficoltà allontano gli allievi, non riempiono le palestre di studenti desiderosi di migliorarsi: da qui è partita quella graduale eliminazione di buona parte del tessuto connettivo dell’Aikido con le arti del Budo da cui esso proviene e che ne costituiscono l’essenza.

Doshu in Sao Paulo, Brazil (2006)

Si potrebbe sostenere che il processo di globalizzazione intrapreso dall’Aikikai Hombu Dojo, cui dobbiamo la gioia di esser parte di questo movimento e la possibilità di aver acquisito le conoscenze che oggi ci fanno parlare, contenesse in germe la negazione del principio base dell’Aikido come enunciato dal Fondatore: l’Aikido va insegnato e praticato per diventare esseri umani migliori. Stando alla politica messa in atto dall’Hombu Dojo fino ad oggi, man mano che il tessuto umano cambierà, lasciando sempre meno spazio e tempo per lo studio e il desiderio di migliorare, anche l’Aikido dovrebbe adattarsi, continuando la sua rincorsa verso il basso alla ricerca di un consenso che ci lascia perplessi e abbastanza indifferenti.
Questo fenomeno è in comune con il mondo della cultura e dell’arte in senso lato; basta accendere la televisione per rendersi conto dello scadimento del livello generale e quando si interrogano i responsabili la classica risposta è che viene trasmesso ciò che la gente vuole. Questo quindi è quello che succede quando al concetto di qualità si sostituisce quello di quantità, a quello di conoscenza, studio e reinterpreazione della tradizione quello della ricerca del consenso.
Tornando al concetto di asobi nell’Aikido, qui nessuno vuole sostenere che le lezioni debbano essere un massacro e l’insegnante un nazista. Il mio è solo un invito a riflettere su quello che proponiamo a lezione e come lo proponiamo, perché un messaggio potenzialmente rivoluzionario come quello dell’Aikido non verrà mai applicato facendo quattro risate e una sudatina sul tatami, mentre il trasformare l’Aikido in un altro tipo di educazione fisica funzionale a non cambiare né le persone, né il sistema, ha bisogno esattamente di questo.

Copyright Simone Chierchini © 2011Simone Chierchini
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3 thoughts on “Gioie e Dolori dell’Asobi nell’Aikido

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