Il Dojo Tradizionale di Paolo Corallini – Parte 2

Il Dojo Tradizionale di Paolo Corallini – Parte 1

Il Dojo Tradizionale di Paolo Corallini – Parte 3

Su questo muro sono esposti tre kakemono originali scritti da Saito Sensei: essi rappresentano tre periodi della pedagogia e anche del modo di pensare del maestro. Nel primo c’e’ scritto Iwama Takemusu Aiki Morihiro, nel secondo Iwama Ryu; esso risale al periodo in cui dietro spinta mia e di Stanley Pranin, che chiedemmo a Saito Sensei per quale motivo chiamasse la scuola Iwama-style, un nome di città giapponese e una parola inglese, decise di usare la denominazione Iwama Ryu. Successivamente però si rese conto che nel nome Iwama Ryu non compariva piu’ il nome Aikido; siccome quello che lui insegnava a Iwama era il metodo del Fondatore, era necessario che la parola Aikido comparisse nel nome della scuola, quindi passò a chiamarla Iwama Ryu Aiki.

Di seguito abbiamo quelli che per me sono i 10 comandamenti. Quando Saito Sensei venne in questo Dojo con Shibata Kinichi, un suo allievo di Sendai, e girammo i due video numerati 28A e 28B di Aiki-jo e Aiki-ken che sono a tuttora venduti da Aikido Journal di Stanley Pranin, lui volle della carta di riso e scrisse di suo pugno la suddivisione del San ju ichi no kumijo in settori cosi’ come viene insegnata, e anche del kata 13 Ju san no jo.
Di fianco abbiamo uno scroll che mi e’ stato regalato da Saito Sensei e proviene dal Tempio di Atago, che e’ la montagna sacra che sovrasta Iwama, dove il Fondatore si recava la mattina a pregare e spesso anche a praticare.
Saito Sensei lo accompagnava e si occupava della sua sicurezza, specialmente nell’ascesa verso il tempio, che va effettuata via 300 stretti e alti gradini; nei filmati degli ultimi anni si vede Saito Sensei che spinge O’Sensei da dietro per assicurarsi che non cadesse.
Nel rotolo figura il dio Tarobo Tengu, il dio guerriero cui e’ dedicato il Tempio di Iwama, che guarda caso e’ stato consacrato al dio della guerra e delle arti marziali: O’Sensei andava chiedere la sua protezione e guida per il suo insegnamento.
Poi c’e’ un oggetto molto importante, che non e’ originale ma riproduce esattamente la calligrafia di O’Sensei Aik Ki O Kami, il Grande Dio dell’Aiki, una immagine molto cara al Fondatore, dove e’ bello notare che il kanji O e’ raffigurato come l’uomo di Leonardo, un uomo che sta con i piedi per terra ma tende verso l’alto, verso il divino, quindi una persona che diventa venerabile, sacra, perché appunta non e’ paga della sua dimensione materiale, ma tende alla divinità.
Il kanji per Kami ha in sé anche il cerchio con la croce all’interno, che simboleggia la dimensione divina, la divinità, la rettitudine la giustizia che sono elementi propri degli dei. Tra l’altro formano anche una perfetta croce celtica.
In questa vetrinetta conservo i Mokuroku delle armi: questi sono dei veri tesori perché praticamente non si usano più; Saito Sensei per un certo periodo volle perpetuare la tradizione antica di dare ad alcuni allievi i gradi con il Mokuroku, ossia un rotolo, in opposizione al certificato moderno su carta. In questo scroll, conservato all’interno di una scatola in legno leggero, sul cui dorso era scritto Ai Ki Ken Jo Mokuroku e il grado, veniva vergato a mano dal maestro il programma per cui veniva rilasciato il grado di armi secondo la pedagogia di Iwama.
Saito Sensei non ne fece molti, perché venne criticato dai soliti ignoti, persone con un’invidia ed un ego spaventoso che misero in giro la voce che lui dava in giro questi rotoli per guadagno personale, senza capire invece il significato storico e emotivo, spirituale che essi hanno, ben diverso da un pezzo di carta.
Saito Sensei ci metteva oltre due ore per ognuno e ci lavorava in piena notte, perché aveva bisogno di farlo senza il rumore del passaggio delle macchine.
Secondo la tradizione imprimeva con inchiostro l’impronta del suo pollice di modo che metà venisse stampata sullo scroll e l’altra sul libro mastro che rimaneva a Iwama.
Il rotolo va letto da destra a sinistra e contiene la descrizione di tutte le tecniche per le quali il candidato era stato esaminato e in base all’abilita’ dimostrata gli veniva conferito un determinato Mokuroku.
In tutto il mondo non fummo in molti a riceverli, perche’ Saito Sensei, dopo aver sentito le critiche che gli venivano mosse, si offese e non ne fece piu’.

Fine della Seconda Parte

Testo di Simone ChierchiniSimone Chierchini
Foto di Simone Chierchini e Francesco Corallini
Copyright Simone Chierchini, Paolo Corallini & Francesco Corallini©2011
Per le norme relative alla riproduzione consultare
https://simonechierchini.wordpress.com/copyright/
 

Annunci

9 thoughts on “Il Dojo Tradizionale di Paolo Corallini – Parte 2

  1. Pingback: Il Dojo Tradizionale di Paolo Corallini – Parte 1 « Aikido Italia Network

  2. Pingback: Il Dojo Tradizionale di Paolo Corallini – Parte 3 « Aikido Italia Network

  3. Pingback: Cosa Leggete: Aikido Italia Network Top 20 « Aikido Italia Network

  4. Pingback: Cosa Leggete: AIN Top 20 al 17/06/2011 « Aikido Italia Network

  5. Pingback: Cosa Leggete: Aikido Italia Network Top 20 (Agg. 15/09/2011) « Aikido Italia Network

  6. Pingback: Foto Cronache: Il Dojo Tradizionale di Paolo Corallini « Aikido Italia Network

  7. Pingback: Il Dojo Tradizionale di Paolo Corallini – Parte 2 | Morihiro Saito | Scoop.it

  8. Pingback: 2011 AIN Top 20: Buona Lettura « Aikido Italia Network

  9. Pingback: Seminario: P. Corallini a Roma « Aikido Italia Network

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...