Hosokawa Hideki , Uomo e Aikidoka – Parte 1

Hideki Hosokawa Sensei sulla spiaggia di Marina di Massa (1987)

Questa intervista con il Maestro Hideki Hosokawa e’ stata realizzata da Simone Chierchini nel 1988 e al tempo fu pubblicata dal periodico Aikido dell’Aikikai d’Italia. Purtroppo il Maestro Hosokawa e’ assente ormai da parecchi anni dalla scena aikidoistica per una grave malattia che gli impedira’ di tornare a insegnare. Siamo certi di fare cosa gradita riproponendo le sue parole.

di SIMONE CHIERCHINI

Simone dice a Paolo: “Prendiamolo alla sprovvista: portiamolo a cena assieme agli altri ragazzi e tentiamo l’impossibilie: parlera’…”

“Lui” e’ Hideki Hosokawa, cagliaritano di adozione, ma in fondo all’animo ancora totalmente giapponese. E’ in Italia da quattordici anni ormai; questa terra gli ha donato una moglie e un bambino, un nome importante nelle Arti Marziali, una schiera lunghissima di allievi quasi tutti affezionati, un Dojo tutto suo da guidare e tante responsabilita’ da sopportare.
Il nostro non deve esser stato per lui un paese facile da capire. Almeno all’inizio. Catapultato dal Giappone della provincia alla caotica Roma in messianica attesa di un nuovo Tada, il M° Hosokawa dovette tirare subito fuori tutto il meglio di se’ per conquistare il nuovo esigente ambiente. Dovette forse forzare i suoi principi aikidoistici e le sue naturali inclinazioni per offrire ai suoi allievi italiani il secondo Tada che cercavano.
Solo che ovviamente era impossibile> Quel personaggio non era il suo e il Maestro se ne stanco’ presto. E prese a chiudersi. Fra il Maestro incompreso e ben piu’ misconosciuto e una piccola frangia di allievi “delusi” e superficiali si scavo’ ben presto un divario reso pesante anche dalla difficolta’ di comunicazione. Il Dojo mangiamaestri aveva colpito ancora e la scuola centrale nel giro di qualche anno doveva perdere un grande uomo, oltre che un grande maestro, prima ancora di avergli concesso l’opportunita’ di mostrare il vero volto.
La testa del Maestro si fece grigia, ma non le sue iniziative: un altro porto e un’altra destinazione lo attendevano. Eccoci a Cagliari, al suo Dojo, alla consacrazione definitiva, alla famiglia e alla tranquillita’. E questa e’ gia’ storia di oggi.
Quanto del suo tempo sia dedicato allo studio lo dice il suo Aikido, fatto di riflessioni e paralleli. E’ un Aikido dotto, ricco di significati e concordanze, di richiami e allusioni. E’ un Aikido non facile, forse poco immediato per il meno esperto, ma profondamente affascinante per il cultore piu’ attento. Quasi tutti i contestatori di allora hanno preso altre strade. Chi a quei tempi vedeva solo la propria difficolta’ nell’adeguae le reazioni del proprio corpo alle proposte del Maestro, non puo’ che rimpiangere l’occasione perduta. E sfruttare al massimo, oggi, ogni momento assieme. perche’ si sa: il Maestro Hosokawa parla poco. E’ un uomo introverso e meditativo; e’ un uomo che da’ l’impressione di una profonda cultura e di una grande maturita’ interiore. Ma da lui difficilmente ascolterete qualcosa che possa rivelarvi questo aspetto del suo essere. Al massimo lo sentirete. E’ come una musica che suona presappoco cosi’: Zen…
E’ cosi’ che per farvelo conoscere un po’ piu’ da vicino gli abbiamo teso un tranello. Una cena, un gruppo di allievi, un’atmosfera cameratesca, un Maestro. L’intervista, o meglio il colloquio tra noi, e’ nato cosi’, spontaneamente, quasi senza che nessuno, tranne il burattinaio, se ne accorgesse.

Post lezione.
Accogliente trattoria romana, pioggia dirompente all’esterno, fatica nel corpo, vita nell’animo. tavolino da sei sulla sinistra, Hoso a capotavola, vino bianco e penne all’arrabbiata. Chaicchiere; a turno si tiene banco.

Paolo
… E’ un bel risultato per lei: 4° dan a ventotto anni! In giappone pero’ la strada per diventare cintura nera e’ piu’ breve: i primi esami sono molto semplice , e un paio anche teorici, mi sembra. Lei,  Maestro, quanto tempo ci ha messo?

Hosokawa
Io un anno e mezzo. C’e’ una cosa pero’ che puo’ allungare o meno questo tempo: da noi e’ il maestro che invita l’allievo a sostenere l’esame. Nessuno di noi si sarebbe sognato di fare il contrario, di andare a chiedere permessi al nostro Sensei. Questo anche se poi non era lui ad esaminarci. il che in fondo non e’ un male: e’ meglio che l’esaminatore sia un estraneo. Il proprio maestro e’ influenzabile, vive con noi tutti i giorni, conosce i nostri problemi, nutre simpatie ed antipatie, insomma puo’ deviare il suo giudizio per cause estranee a cio’ che vede sul tatami al momento dell’esame. Con un esaminatore esterno, invece, non ci sono alternative: egli e’ imparziale e quindi se non si va si e’ bocciati. L’esame e’ anche questo.

Paolo
Ah! Non parliamo di bocciature. E’ proprio un tasto dolente!

Simone
Credo che qusi tutti ne abbiano nel palmares almeno una…

Claude
Si, ma io detengo il record: sono l’unico al mondo che sia riuscito a fare due volte tutti gli esami dal 6° al 1° kyu!

Hosokawa
Un mio carissimo amico in Giappone ha uno strano soprannome: tutti lo chiamano Sei Volte. Perche’ e’ sei volte che lo bocciano all’esame di Shodan! Ma lui non se la prende: dopo il rito dello “Smetto di fare Aikido!”, si tranquillizza e continua il suo allenamento, cercando di migliorare per il successivo tentativo.

Paolo
Un esemplare piu’ unico che raro. Per quanto mi riguarda quando fui bocciato dal M°Fujimoto, sul momento mi prese un’ira storica, rischiai l’attacco di bile. Poi, piu’ avanti, ripensandoci a freddo  capii che qualche motivo cio’ che era accaduto lo aveva. Il dolore rimane, ma il risentimento se ne va. Almeno dovrebbe, anche se mi pare che non sempre succeda. Qualche volta ho sentito gente che a distanza di anni ancora serbava il veleno…

Hosokawa
Chi non riesce ad accettare il risultato negativo di un esame, dovrebbe avere la forza di fermarsi un momento a riflettere su se stesso. Forse ne uscirebbe. Invece alcuni arrivano a smettere: queste persone non hanno capito e probabilmente non capiranno mai. I nostri esami non sono come l’esame di Laurea all’Universita’: l’Aikido non contempla una Laurea, un traguardo finale. Bisogna sempre andare avanti, e la cosa buffa e’ che finisce di avanzare solo chi smette di praticare… Inoltre c’e’ un’altra questione da tenere presente: ognuno ha il suo modo di giudicare e nessuno pretende che sia perfetto. Io certamente do sempre il massimo, ma sono un uomo, e in definitiva non posso giudicare nessuno. Ognuno dovrebbe giudicarsi onestamente da solo.

Hosokawa Hideki, Uomo e Aikidoka – Parte 2

Copyright Simone Chierchini © 1998-2012Simone Chierchini
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