Il Cammino della Città Perduta – Parte 7

Arrivati in cima: ecco la Citta’ Perduta

Ultimo Giorno nella Citta’ Perduta: tutto passa, e alla svelta. Dopo giorni di fatica, avventure, paura e attesa, e’ gia’ ora di iniziare il cammino a ritroso verso la “Civiltà”…

di SIMONE CHIERCHINI

Ha piovuto per quasi tutta la notte, ma per una volta non il freddo umido della notte nella giungla non ce l’ha fatta a congelarmi. Troppa stanchezza addosso, sonno quasi svenuto al primo istante sdraiato nel sacco a pelo, senza preavviso.
La stratificazione di nuvole è ancora lì, non sembra che Jin riuscirà a fare il suo giro sopra Ciudad Perdida e la Sierra Nevada de Santa Marta con l’elicottero dell’esercito, come originariamente previsto. Il piede le si è gonfiato ancora di più, però ha avuto una notte decente e si sta lentamente tornando alla normalità.
Questa mattina siamo finalmente andati a vedere le rovine della Città Perduta. Esse sono sparse su tutto il colle principale e quasi interamente inghiottite dalla vegetazione. I siti sui diversi terrazzamenti sono collegati da una rete infinita di passaggi e gradinate.
Tutto il luogo è un mix maestoso di legno, pietra, muschio, fiori, sole e ombra.
Le pietre da costruzione vennero per lo più portate a mano dal fiume alla base di Teyuna o Buritaca 200, il nome ufficiale della Ciudad Perdida, a 500 metri di altitudine e 1300 gradini di distanza. Il processo di edificazione di questa città meravigliosa durò quasi 600 anni e al culmine del suo potere la Città Perduta arrivò ad ospitare quasi 10.000 Tayrona.
Oggi il sito è sorvegliato da un manipolo di soldati colombiani, la cui presenza è una garanzia per il benessere dei turisti contro possibili rapimenti. Dal 1987, quando il Trek della Città Perduta è stato ufficialmente inaugurato, si e’ verificato un solo sequestro di turisti per mano della guerriglia colombiana. Questo rapimento, accaduto nel 2003, è stato fortunatamente risolto senza perdite di vita; si potrebbe quindi sostenere che el camino de la Ciudad Perdida è molto più sicuro della maggior parte del mondo occidentale “civilizzato”…

La Sierra Nevada di Santa Marta

Tutti dicono che la parte migliore del viaggio verso la Città Perduta è in realtà il viaggio in sé, il senso di attesa, l’euforia di essere immersi in un mondo selvaggio, la coscienza interiore sempre presente di star continuamente superando i propri limiti, la sensazione prorompente di essere uno con la natura … Tutto questo dovrebbe essere il vero centro del viaggio, non la visita vera e propria al sito stesso. Anche se questo potrebbe essere in qualche misura vero, le rovine sono un luogo meraviglioso e veramente romantico da visitare.
Quando si arriva a Ciudad Perdida e si passeggia nei luoghi in cui camminarono i vecchi Tayrona, tutti i sacrifici, la lotta, sia fisica che psicologica, per arrivare quassù, finalmente tutto questo ha senso, si può urlare al cielo che ne e’ valsa la pena: quello che si ha davanti è veramente un cocktail insuperabile di emozioni.
Questi sono luoghi che non lasceranno mai la mia memoria, non importa quanti anni possano passare. Ciudad Perdida va al top della mia speciale lista “amero’ per sempre”, in compagnia di Tortuguero in Costarica, Pammukkale in Turchia, Dun Angus in Irlanda, Pozzo del Diavolo in Italia, Iguazu Falls in Brasile.
E’ tempo di tracciare i nostri passi all’indietro.
La prima cosa da fare è di scendere al fiume Buritaca attraverso gli infami gradini killer.
Le mie ginocchia li odiano, così ripidi, così bagnati e scivolosi, così stretti al punto che ci si può solo appoggiare il piede sopra lateralmente, così irregolari e accidentati, che tutto ciò che serve per fare il grande salto verso il dirupo è un secondo di disattenzione.
Quei 1.300 passi verso il basso sono un modo molto duro per avviare il nostro percorso, specialmente dopo aver camminato in giro per le rovine della Ciudad Perdida per tutta la mattina.
Una volta giunti alla base della collina, mezz’ora più tardi e con 4 ore di cammino ancora da fare, le mie ginocchia mandano il messaggio di non volersi piegare mai più, ma in qualche modo, un passo piccolo piccolo dopo l’altro, sono in grado di ripercorrerli tutti fino alle cabanas di Elio, dopo aver camminato per gran parte della giornata da solo nella giungla, circa un miglio dietro gli altri.
Tutti spingono come se stessero gareggiando in una corsa, ma almeno i portatori devono ricondurre Jin a El Mamey piu’ in fretta possibile, gli altri non so dove corrano. Io, dal canto mio, ho deciso di camminare al mio ritmo lento, assorbendo ogni dettaglio della giungla mentre avanzo, perché ora sono nella foresta e mi piace , e non so se potrò mai tornare nuovamente qui.

Fine della Settima Parte

(Continua)

PARTE 1
PARTE 2
PARTE 3
PARTE 4
PARTE 5
PARTE 6
PARTE 8

Copyright Simone Chierchini ©2011Simone Chierchini
Per le norme relative alla riproduzione consultare
https://simonechierchini.wordpress.com/copyright/

Annunci

One thought on “Il Cammino della Città Perduta – Parte 7

  1. Pingback: Statistiche AIN: 20 Articoli Dimenticati « Aikido Italia Network

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...