Il Cammino della Città Perduta – Parte 3

“Siete interessati a vedere come si estrae la droga dalle foglie di coca?”

Mentre continuiamo il trekking verso la Città Perduta nella giungla sopra Santa Marta in Colombia, prima abbiamo un istruttivo incontro con i locali produttori di cocaina, poi a piedi percorriamo la lunga strada verso le acque cristalline del Rio Buritaca

di SIMONE CHIERCHINI

Il canto del gallo da Dreamland mi riporta in Colombia, dandomi la sveglia alle 6 del mattino. Apro gli occhi giusto in tempo per vedere l’alba sbucare da dietro le montagne boscose che hanno cullato il nostro sonno. In un secondo sono fuori dalla mia amaca e pronto ad assorbire dentro di me il colore della grande stella a forma di arancio, mentre essa tinge di sé il cielo. I cani sono in piedi, i gatti sono in piedi, i polli sono in piedi, ma tra gli esseri umani gli unici svegli, a parte me, sono i portatori colombiani, che stanno accendendo il fuoco nell’improvvisata cucina della cabana. I ragazzi sembrano aver simpatia per me, dato che mi sforzo di parlare con loro e fare amicizia, mentre gli altri viaggiatori tendono a tenersi lontano e a far mazzo insieme.
Prima che io possa dire hola, mi viene presentata una tazza di cioccolato caldo al posto di un sonoro “Buon mattino”, e io cerco di sorseggiarla, anche se la cioccolata e’ ancora calda bollente, come compensazione dal freddo della notte precedente. Lentamente i trekkers cominciano a emergere dalle loro amache e un sacco di teste piene di sonno si incontrano per la prima colazione, dove viene discusso un audace piano extra-curriculum: la notte precedente un narco locale ha avvicinato uno dei ragazzi, offrendo una gitarella alternativa con deviazione nella giungla. Destinazione? un laboratorio per la prduzione di cocaina nascosto nel bel mezzo della foresta. Siamo interessati a vedere come la droga viene estratta dalle foglie di coca? Una riunione è velocemente convocata e il risultato è unanime: questa è un’opportunità unica per avere un’esperienza di prima mano del mondo dei potenti narcos colombiani. S’ha da fare.
Subito ognuno si prepara e presto abbandoniamo la sicurezza delle baracche e le nostre guide per entrare nel profondo della foresta dietro ai tacchi del giovane narcotrafficante. Dopo 45 minuti di veloce cammino attraverso la giungla, alcuni attraversamenti di fiume, ascese e discese sotto la copertura della fitta chioma degli alberi, raggiungiamo il luogo di produzione della droga. Esso si trova in una struttura di legno, senza muri e con tetto di lamiera ondulata, completamente nascosto alla vista aerea dal ricco fogliame.

Narcos in Colombia

Produzione artigianale di cocaina, Narcos al lavoro

Ci sediamo all’interno e l’uomo, da solo nello stabilimento, ma provvisto di una presenza intimidatoria, si mette al lavoro. Egli inizia mostrandoci le foglie di coca: in passato per le tribù locali la coca era un prezioso esaltatore di energia e un tramite spirituale con gli dei, oggi invece e’ la droga più costosa nell’elenco dei best sellers della nostra moderna civiltà, decadente e annoiata.
Un colibrì vola come un razzo sopra di noi, fermandosi per un secondo in aria in posizione eretta, giusto il tempo per controllare le cose e sorridere con compassione degli esseri umani e delle loro solite follie. Il narco stringe il manico del suo machete, mentre dice “No foto! No registrazioni vocali”, ma non mi importa, anche io ho un coltello lungo e bene affilato appeso al mio fianco e lui lo sa.
Il trafficante di droga spiega in modo tanto surreale e quanto professionale come le foglie di coca prima devono essere mescolate con sale e poi schiacciate in una polpa e ci mostra come, prendendo alcune manciata di foglie di coca dai grandi sacchi riposti nella parte posteriore del capannone. Il laboratorio improvvisato nella giungla, è diventato una specie di aula scolastica ove si insegna autodistruzione. La benzina entra a far parte del trattamento, quindi l’acido solforico. Ogni fase della preparazione è regolarmente svolta e i viaggiatori vengono pregati di verificare da vicino i risultati pratici e anche l’odore di ogni successiva modifica nella sostanza, mentre viene manipolata. Ora è la volta di usare il permanganato di potassio, quindi la soda caustica.
Il mix di odori ricorda terribilmente la fine della giornata lavorativa in un distributore di benzina, ma ognuno è incantato, rivelando una verità nascosta sul livello di consumo di cocaina nel 21° secolo. E’ giunto il momento di filtrare la sostanza, che la soda caustica ha fatto precipitare, e di scoprire il prodotto finito, una pasta giallastra che uno dei ragazzi dichiara di essere sicuramente la roba più pura che abbia mai visto. Dita si immergono nella pasta di cocaina e poi strofinano contro le gengive. Faccio la mia conoscenza con Signora Cocaina, che odora e sa di benzina e fa reagire la mia bocca e lingua come ad un trattamento anestetico dal dentista. Dopo un po’ di tempo sento una leggera scarica di adrenalina e un senso di potenza, mentre i soliti bene informati spiegano che questo è niente in confronto a quello che si prova iniettando, sniffando o fumando cocaina, in ordine decrescente di godimento.
Nel frattempo il narco racchiude la piccola quantità di cocaina prodotta in un piccolo sacchetto fatto con una foglia arrotolata, dopo di che siamo pronti a partire, uno dei ragazzi con la cocaina in tasca. Appena torniamo alla cabana la droga è mescolata con del tabacco e la sigaretta passata in giro. Io do’ un paio di tiri alla cicca, con zero risultati. Come io non sono un tipo da alcool, non devo essere un tipo da droga. Il mio cervello e’ troppo forte per perdere il controllo a causa di un pochino di roba. Sembra che tra il gruppo di viaggiatori solo la ragazza cinese e il romano siano nuovi in questo gioco. I tempi sono decisamente cambiati.
Castro, la nostra guida, torna da dove si nascondeva e la spedizione verso Ciudad Perdida riprende.  Sarà una giornata facile, con meno chilometri da percorrere e alcune pendenze, ma mai dure come quelle del giorno prima, e un sacco di discese. La seconda giornata del Lost City Trek viene trascorsa per la maggior parte del tempo camminando attraverso una giungla in cui le mani dell’uomo sono state non così devastanti come il giorno precedente: foresta copre le montagne, foresta copre le valli, foresta combatte foresta ovunque in un mortale abbraccio, in direzione della luce, verso il cielo.

Rio Buritaca

Purificazione nel Rio Buritaca

Fa caldo, ma e’ ventilato e frutta fresca è sempre a portata di mano per compensare i litri di liquido finiti in sudorazione. Una pellicola di polvere e sudore copre tutto ciò che si muove, come durante il primo giorno, con la differenza che oggi i miei muscoli rispondono alla sfida, i miei polmoni sembrano essersi allargati, il mio ginocchio sinistro e’ rigenerato dalle cure e dalle molte attenzioni ricevute durante il periodo di riposo.
Ci si sente vivi, ci si sente felici, ci si sente liberi, in mezzo a queste montagne selvagge ma compassionevoli e ai loro alberi. Ci si sente come a casa. Quattro ore svaniscono in un meraviglioso lampo sudaticcio e al termine di una ripida discesa troviamo l’acqua: abbiamo raggiunto il Rio Buritaca. Prima di aver pronunciato una parola, i miei abiti finiscono in un mucchio aggrovigliato, e il flusso di freddo cristallo del fiume lava via il mio sudore.
Il fiume Buritaca si snoda attraverso la giungla, tranquillo in apparenza, ma in realtà posseduto da una forza interiore che sorprende il nuotatore con una resistenza che è quasi invincibile. Facciamo body-rafting e qualcuno riesce a testare la resistenza delle rocce usando come strumento la propria testa. La giornata è troppo bella, comunque, per permettere a qualcosa di negativo di rovinarla. Mi tuffo in acqua nel fiume da una serie di alte rocce, lasciando poi che il flusso d’acqua mi tratti come una foglia. La corrente mi trasporta per un po’, finché il mio corpo è depositato a riposarsi, baciato dai raggi di un avido sole, su una spiaggia di ciottoli dalla bellezza quasi soprannaturale.
Ancora una volta mi sorprende la sensazione di trovarmi a casa, spensierato e in armonia con la natura, che mi ama di ritorno, materna, calda, protettiva. Comincio a credere che la natura sia una donna, la più calda che si possa mai trovare, e penso che sono sempre stato innamorato di lei, a volte spaventato dalla sua energia e incapace di capire i suoi segreti, ma sempre pronto a darle la mia anima, il mio entusiasmo, le mie miserie, la mia vita. La natura non mi tradirà mai, non mi abbandonerà o punirà per i miei errori. Lei è una compagna esperta che tutto vede, capisce, comprende.

Voglio perdermi dentro di lei.

Fine della Terza Parte

(Continua)

PARTE 1
PARTE 2
PARTE 4
PARTE 5
PARTE 6
PARTE 7
PARTE 8

Copyright Simone Chierchini ©2011Simone Chierchini
Per le norme relative alla riproduzione consultare
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